Saturday, 4 July, 2009

Gli extraterrestri sono tra noi

Semplici forme di vita adattate ad ambienti estremi sulla Terra potrebbero essere gli abitanti di mondi alieni

Gli extraterrestri sono tra noi Gli extraterrestri sono tra noi

Le Nuove “Luci” dell’Universo

La scienza fuori dal Sistema Solare: Stelle, Galassie, Quasar, Buchi Neri, Supernovae, Cosmologia, etc....

Le Nuove “Luci” dell’Universo Le Nuove “Luci” dell’Universo

Sir William Herschel e il metodo della parallasse

Soltanto dopo la scoperta del telescopio, gli astronomi diedero autenticità alle loro conoscenze: si resero conto che lo spazio non si fermava a Saturno, ma si estendeva ben oltre, e che la Via Lattea era costituita da migliaia di piccole stelle. La domanda che ne seguì fu la seguente: a che distanza si trovavano le stelle?

Sir William Herschel e il metodo della parallasse Sir William Herschel e il metodo della parallasse

Asteroidi che sfiorano la Terra (Parte 2/2)

I corpi del Sistema Solare che transitano nei pressi della Terra non sono solo asteroidi. Classificati con il generico nome di "NEOs" (Near Earth Objects), ossia "Oggetti Vicini alla Terra", essi comprendono corpi assai differenti per dimensioni e origine.

Asteroidi che sfiorano la Terra (Parte 2/2) Asteroidi che sfiorano la Terra (Parte 2/2)

La scala delle distanze cosmiche

Il problema della determinazione della scala delle distanze cosmiche riveste un ruolo chiave in astronomia. La misura della distanza delle sorgenti celesti consente di vincolare le dimensioni dell'Universo e la distribuzione spaziale degli oggetti che lo compongono. Allo stesso tempo, la conoscenza della distanza, nota che sia la magnitudine apparente delle sorgenti in esame, fornisce la luminosità intrinseca delle stesse e quindi informazioni cruciali sui meccanismi di radiazione, sulle proprietà fisiche e sull'evoluzione di questi oggetti.

La scala delle distanze cosmiche La scala delle distanze cosmiche

Trovata acqua nel suolo di Marte

Posted by Raffaele Battaglia On agosto - 3 - 2008

[Fonte: Astronomy.com] Test nel mini laboratorio a bordo del Lander Phoenix (NASA) hanno identificato la presenza di acqua in campioni di suolo marziano. Mercoledì scorso, il braccio robotico del lander ha riposto i campioni di suolo in uno strumento che ha identificato la presenza di vapor d’acqua emessa dai campioni sottoposti a processo di riscaldamento.

“Abbiamo l’acqua”, dice William Boynton dell’Università dell’Arizona, capo scientifico del Thermal and Evolved-Gas Analyzer (TEGA). “Abbiamo osservato evidenze di questo ghiaccio d’acqua prima mediante osservazioni dal Mars Odissey orbiter e nello scioglimento di pezzi osservato lo scorso mese da Phoenix, ma è la prima volta che l’acqua marziana è stata toccata e saggiata.”

Con questi importantissimi risultati e con lo spacecraft in buona forma, la NASA ha anche annunciato il finanziamento delle operazioni almeno fino al 30 settembre. La missione originaria di 3 medi finisce a fine agosto agosto. L’estensione di missione aggiungerà 5 settimane ai 90 giorni previsti.

“Phoenix è in salute e sono anche buone le previsioni di durata del sistema di alimentazione solare, così vogliamo approfittarne per sfruttare al meglio questa risorsa,  in quello che può essere considerato uno dei più interessanti luoghi marziani”, afferma  Michael Meyer, capo scientifico del Mars Exploration Program, al quartier generale della NASA a Washington.

I campioni di suolo provengono da uno scavo profondo circa 5 centimetri. Quando il braccio robotico ha raggiunto questa profondità, è  incappato in uno strato duro di suolo congelato. Due tentativi di recupero dei campioni di suolo ghiacciato sono falliti in quanto i campioni si sono incollati nella paletta. La maggior parte del materiale nel campione di mercoledì è stato esposto all’atmosfera per 2 giorni, in modo che un pò dell’acqua presente è vaporizzata, rendendo il suolo più facile da maneggiare.

“Marte ci sta regalando alcune sorprese”, dice il Principal Investigator di Phoenix, Peter Smith dell’Università dell’Arizona. “La prima sorpresa nasce dal modo in cui si comporta il suolo. Gli strati ricchi di ghiaccio si attaccano alla paletta quando esposti al Sole, differentemente da quanto ci si attendeva  dai test di simulazione. Questa cosa ha comportato una sfida per riuscire a rilasciare i campioni, ma stiamo trovando soluzioni per lavorare  con i campioni e stiamo inoltre raccogliendo molte informazioni che ci aiuteranno a comprendere meglio questo particolare suolo”

Dal 25 maggio, il giorno dell’atterraggio, Phoenix sta studiando il suolo con un laboratorio chimico (TEGA), un microscopio, una sonda per la misura della condittività a alcune camere. Oltre ai risultati ottenuti il team scientifico sta cercando di determinare se il ghiaccio d’acqua si è mai sciolto a sufficienza da poter supportare forme biologiche e se sono presenti specie chimiche contenenti carbonio o altri materiali indispensabili alla vita.

Oltre alle analisi del suolo la missione sta guardando anche il cielo marziano. Uno strumento canadese sta impiegando un laser per studiare la polvere e le nubi sovrastanti. “E’ una sorgente di 30 Watt che crea uno show laser su Marte”, afferma  Victoria Hipkin dell’Agenzia Spaziale Canadese.


Immagine panoramica a 360 gradi del sito, composta con più di 400 immagini prese nelle prime settimane dopo che il Phoenix Mars Lander (NASA) in una zona artica  a 62.22° di latitudine nord latitude e 234.25° di longitudine est.  [NASA/JPL-Caltech/University Arizona/Texas A&M University]


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