Le supernovae e i gamma-ray bursts
Un team di astronomi europei ha ipotizzato che una recente supernova potrebbe non essere così ordinaria come inizialmente si pensava. Pare che la stella esplosa sia collassata in un buco nero, producendo deboli getti, che in genere sono caratteristici di un’altra tipologia di corpi celesti: i gamma-ray burst. L’oggetto, SN 2008D, è probabilmente tra le più deboli esplosioni che producono getti ad alta velocità. Questa scoperta rappresenta una pietra miliare davvero cruciale per la comprensione dei più violenti fenomeni dell’universo.
Questi importantissimi risultati, parzialmente basati sulle osservazioni con il Very Large Telescope (ESO) sono pubblicati oggi su Science Express, la rivista online di Science.
Stelle che alla nascita erano molto più grandi, in termini di massa, oltre 8 volte il Sole terminano la loro vita relativamente breve in un’esplosione incredibile (se vuoi puoi leggere: I Misteriosi Figli della Gravità). Il risultato porta alla formazione di oggetti superdensi, come ad esempio le pulsar (stelle di neutroni) o addirittura i buchi neri. Quando esplodono, alcune stelle molto massiccie emettono un breve “urlo di agonia”, nella forma di un lampo di raggi X o raggi gamma.
Nel primo pomeriggio (in Europa) del 9 gennaio 2008 il satellite Swift (NASA/STFC/ASI) ha scoperto con incredibile fortuna un burst di raggi X della durata di 5 minuti proveniente dalla galassia NGC 2770, situata a 90 milioni di anni luce da noi, verso la costellazione della Lince. Swift stava analizzando una supernova esplosa nella stessa galassia lo scorso anno, ma il burst X rilevato proveviva da un’altra posizione, e si è compreso presto che l’origine era un’altra supernova, SN 2008D. I ricercatori dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF), del Max-Plank Institute for Astrophysics (MPA) e una moltitudine di altri gruppi hanno osservato la supernova con grande interesse. Il team è diretto da Paolo Mazzali dell’Osservatorio Astronomico di Padova (INAF) e dell’MPA.
“Quello che rende quest’evento estremamente interessante”, ha affermato Mazzali, “è che il segnale X era molto debole, molto diverso, dunque, da un gamma-ray burst e più in linea con ciò che ci si aspetta da una normale supernova”
Così, dopo che la supernova è stata scoperta, il team l’ha osservata dall’Osservatorio di Asiago, confermando che fosse una supernova di Tipo Ic.
“Queste sono supernovae prodotte da stelle che, prima di esplodere, hanno perso i losro strati esterni di idrogeno ed elio, e sono il solo tipo di supernovae associate con gamma-ray burst di lunga durata”, spiega Mazzali. “L’oggetto è per questo molto interessante!”.
Agli inizi di questo stesso anno un team indipendente di astronomi ha riportato nella rivista Nature che Sn 2008D è una nupernova piuttosto normale. Il fatto che i raggi X siano stati captati è dovuto al fatto che, per la prima volta, gli astronomi sono stati abbastanza fortunati da cogliere la stella proprio al momento dell’esplosione.
Mazzali e il suo team la pensano diversamente. “Le nostre osservazioni e i nostri modelli mostrano piuttosto che questo sia stato un evento inusuale, da essere spiegato come un oggetto collocabile tra una normale supernova e un gamma-ray burst.”
Il team ha pianificato una campagna osservativa per monitorare l’evoluzione di SN 2008D, utilizzando sia i telescopi dell’ESO sia quelli nazionali. In tal modo hanno collezionato una grande quantità di dati. La prima evoluzione della supernova ha indicato che si è trattato di un evento altamente energetico, sebbene non paragonabile ad un potente gamma-ray burst. Dopo pochi giorni, comunque, gli spettri della supernova hanno iniziato a cambiare. In particolare, sono apparse le linee dell’elio, mostrando come la stella progenitrice non era stata “denudata” completamente dei suoi strati esterni, come tipicamente accade per supernovae associate ai gamma-ray burst.
Negli anni, Mazzali e il suo gruppo hanno sviluppato vari modelli teorici per analizzare le proprietà delle supernovae. Quando questi modelli sono stati applicati a SN 2008D, hanno indicato che la stella progenenitrice, alla nascita, doveva avere una massa circa 30 volte maggiore del Sole, ma in seguito molto di questa massa è andata persa, al punto che al momento dell’esplosione la stella doveva avere una massa di 8-10 volte quella del Sole. Il risultato più brobabile del collasso di una stella con tali caratteristiche è un buco nero.
“Dal momento che massa ed energia coinvolte in quest’evento sono inferiori ad ogni gamma-ray burst noto e collegabile ad una supernova, noi pensiamo che il collasso della stella abbia dato origine ad un debole getto e che la presenza dell’involucro di elio abbia reso più difficoltosa la collimazione di quest’ultimo. Quando, dunque, il getto è emerso dalle superficie stellare il segnale era debole”, afferma Massimo Della Valle, coautore.
“Lo scenario che proponiamo implica che il meccanismo che produce questa specie gamma-ray burst esista in tutte le supernovae”, aggiunge Stefano Valenti.
“Via via che gli strumenti X e gamma divengono tecnologicamente più avanzati, stiamo scoprendo proprietà sempre nuove e diverse delle esplosioni stellari”, spiega Guido Chincarini, coautore e Principal Investigator della ricerca italiana dei gamma-ray bursts. “I gamma-ray burst più brillanti sono stati i più facili da scoprire e ora stiamo iniziando ad osservare ‘variazioni sul tema’ collegabili a speciali eventi, rispetto ai quei fenomeni che potremmo definire più ordinari”.
Quanto scoperto è, in ogni modo, estremamente importante. Tali scoperte, infatti, contribuiscono a dare un quadro della situazione sempre più chiaro, su come le stelle massiccie finiscono la loro vita, producendo oggetti di enorme densità. Stelle che nel momento della morte, grazie all’esplosione che ne determina la fine, fecondano l’Universo di elementi chimici più pesanti dell’idrogeno e dell’elio, indispensabili alla formazione dei pianeti e della vita.
[Fonte: http://www.astronomy.com]
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![Il 9 gennaio, il satellite Swift cattura l´immagine di un x-ray busrt fa una stella in esplosione. Pochi giorni dopo, SN2008D apparsa nella banda visibile. [NASA/Swift Science Team/Stefan Immler]](http://www.kosmofysis.com/wp-content/uploads/2008/07/sn2008d.jpg)











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