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	<description>Blog di Astronomia....parliamo di cose fuori dal mondo!</description>
	<pubDate>Sat, 15 Nov 2008 12:46:07 +0000</pubDate>
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		<title>Gli Indiani hanno conquistato la Luna. E noi in Italia ? &#8230;.. che tristezza!!!</title>
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		<pubDate>Sat, 15 Nov 2008 12:09:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Raffaele Battaglia</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Chandrayaan-1 (che letteralmente significa &#8220;viaggio verso la Luna&#8221;) , la sonda lunare dell&#8217;Indian Space Research Organisation (ISRO), lo scorso 8 novembre ha raggiunto la Luna e si è inserita in orbita attorno al nostro satellite. Alle 20.31 ora indiana, le 16.01 di ieri in Italia, il Mip (Moon Impact Probe), il modulo lunare sganciato dalla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: verdana,geneva;"><span class="testo-base2">Chandrayaan-1 (che letteralmente significa </span><span class="testo-base2">&#8220;viaggio verso la Luna&#8221;) </span><span class="testo-base2">, la sonda lunare <a href="http://www.isro.org/" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('/http://www.isro.org/');" target="_blank">dell&#8217;Indian Space Research Organisation (ISRO)</a>, lo scorso 8 novembre ha raggiunto la Luna e si è inserita in orbita attorno al nostro satellite.</span></span><span style="font-size: 10pt; font-family: verdana,geneva;"> Alle 20.31 ora indiana, le 16.01 </span><span style="font-size: 10pt; font-family: verdana,geneva;">di ieri </span><span style="font-size: 10pt; font-family: verdana,geneva;">in Italia, il Mip (Moon Impact Probe), il modulo lunare sganciato dalla sonda-madre Chandrayaan-I ha toccato il suolo lunare, nella parte meridionale del satellite terrestre. </span><span style="font-family: verdana,geneva;">
<div class="img alignright size-medium wp-image-602" style="width:190px;">
	<a href="http://www.kosmofysis.com/wp-content/uploads/2008/11/india2_b1.jpg" ><img class="captionimg" src="http://www.kosmofysis.com/wp-content/uploads/2008/11/india2_b1.jpg" alt="I festeggiamenti dopo il successo della sonda Chandrayaan-1 sulla Luna" width="190" height="130" /></a>
</div>
<p></span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva;">Un&#8217;enorme conquista, non soltanto per l&#8217;india, ma per tutto ciò che potrà comportare per un nuovo impulso internazionale volto all&#8217;esplorazione spaziale e alla conoscenza.</span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva;">E noi in Italia che stiamo facendo? NIENTE!</span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva;">Allora penso al modo in cui siamo abituati ad etichettare questi paesi come &#8220;nazioni emergenti&#8221; e a pensare ad essi come a luoghi in cui il livello di civilizzazione dei popoli non ha ancora raggiunto la nostra qualità.</span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva;">Eppure se dovessi stabilire i criteri per valutare il livello di civiltà di una nazione tenderei a mettere al primo posto i seguenti fattori: diritti civili, libertà di espessione e livello culturale  (istruzione e ricerca).</span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva;">Vedete&#8230;in India vige oggi la più grande <strong>democrazia liberale</strong> del pianeta, una <a title="Forme di stato e forme di governo" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Forme_di_stato_e_forme_di_governo" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('/http://it.wikipedia.org/wiki/Forme_di_stato_e_forme_di_governo');">forma di stato e di governo</a> che si fonda sulla <a title="Separazione dei poteri" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Separazione_dei_poteri" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('/http://it.wikipedia.org/wiki/Separazione_dei_poteri');">separazione dei poteri</a>: <a title="Potere legislativo" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Potere_legislativo" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('/http://it.wikipedia.org/wiki/Potere_legislativo');">legislativo</a>, <a title="Potere esecutivo" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Potere_esecutivo" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('/http://it.wikipedia.org/wiki/Potere_esecutivo');">esecutivo</a> e <a title="Potere giudiziario" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Potere_giudiziario" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('/http://it.wikipedia.org/wiki/Potere_giudiziario');">giudiziario</a>. La democrazia liberale promuove e protegge <a title="Libertà e diritti fondamentali" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Libert%C3%A0_e_diritti_fondamentali" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('/http://it.wikipedia.org/wiki/Libert%C3%A0_e_diritti_fondamentali');">i diritti e le libertà individuali</a> (<a title="Libertà di parola" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Libert%C3%A0_di_parola" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('/http://it.wikipedia.org/wiki/Libert%C3%A0_di_parola');">libertà di parola</a>, di associazione, di religione e di proprietà) attraverso una <a title="Costituzione" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Costituzione" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('/http://it.wikipedia.org/wiki/Costituzione');">costituzione</a>.</span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva;">Con un tasso di crescita del PIL del 9,4% nel 2006/07 , l&#8217;economia indiana è tra quelle a più rapida espansione nel mondo. E non è finita&#8230;.il sistema di istruzione garantisce la &#8220;produzione&#8221; di specialisti nel campo della fisica, dell&#8217;ingegneria e dell&#8217;informatica il cui livello di qualità è tra i più elevati al mondo. E&#8217; soprattutto grazie a questo che oggi l&#8217;India è diventata anche una grande esportatrice di <a title="Software" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Software" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('/http://it.wikipedia.org/wiki/Software');">software</a>, di ricerca e di servizi tecnologici.</span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva;">A questo punto penserete..&#8221;questo è proprio matto&#8221;&#8230;ma in realtà oggi ho voglia di sfogarmi un pò soffermandomi proprio sui problemi  italiani legati  all&#8217;istruzione e alla ricerca.</span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva;">In questo periodo storico una &#8220;sfortunata&#8221; congiuntura internazionale ci vede testimoni di una grave crisi economica mondiale, per la quale certamente ne pagheremo tutti quanti i costi.</span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva;">La maggior parte dei paesi cosidetti &#8220;progrediti&#8221; comprende benissimo che in una  situazione del genere un&#8217;azione strategica sarà quella di investire nella ricerca e sviluppo.</span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva;">Perchè? ve lo spiego subito.</span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva;">Investimenti in ricerca e sviluppo comportano necessariamente un aumento a medio e lungo termine della ricchezza di un paese. Ciò nasce dal fatto che nuove scoperte implicano ricadute innovative nel mondo della produzione industriale che a loro volta si riflettono nel benessere di una nazione. Tra le nazioni che hanno capito prima di tutti questa cosa vi è gli Stati Uniti d&#8217;America, che pertanto si è proposta, negli anni passati, come la più grande importatrice di cervelli al mondo.</span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva;">Metterei la mano sul fuoco sul fatto che presto paesi come gli Stati Uniti, la Francia, la Germania etc., per uscire dal periodo di recessione, investiranno ancor di più nella risorsa della  conoscenza.</span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva;">E in Italia cosa sta succedendo? Beh&#8230;.nel nostro bel paese stanno pensando che il miglior modo per affrontare il problema recessione è quello di tagliare i costi sull&#8217;istruzione e sulla ricerca !!!!</span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva;">Bravi&#8230;.proprio una bella mossa.</span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva;">E sapete cosa succederà??? che produrremo sempre meno brevetti (già il nostro livello di produzione brevetti è circa la metà della media europea). Ciò implica che per il futuro dovremo acquistare tecnologia dall&#8217;estero con gravi ripercussioni sui costi di produzione e soprattutto sulla competitività. Meno tecnologia nascerà in Italia e meno nuovi prodotti avremo da vendere ai paesi stranieri !!!</span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva;">Che bella cosa&#8230;vero?</span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva;">E non è finita. In questi giorni si fa un gran parlare del  decreto Gelmini. In tutta Italia c&#8217;è un grande movimento di giovani, famiglie, studenti e professori mobilitati in una protesta più che giusta. Però ho un pensiero ben preciso su tutto questo. Forse sbagliato ma è una mia opinione&#8230;l&#8217;opinione di chi ha vissuto nel mondo della ricerca per un pò.</span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva;">Sono felice di vedere tanti giovani che hanno preso coscienza e che si sono mobilitati in massa per partecipare attivamente ed urlare ad alta voce i propri diritti di studenti e di futuri lavoratori.</span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva;">Ma quello che vorrei dire è che la mobilitazione non dovrebbe essere semplicemente fatta perchè alcuni decreti non debbano passare e le cose restino come prima&#8230;..tutti noi dovremmo manifestare perchè in ogni modo qualcosa cambi nel mondo della ricerca e dell&#8217;istruzione pubblica italiana.</span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva;">Personalmente più che il decreto Gelmini ciò che mi preoccupa di più è la legge 133 della finanziaria Tremonti approvata in agosto:</span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva;">Cito testualmente una parte del post pubblicato il 23 agosto scorso su <a href="http://ruotalibera.wordpress.com/" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('/http://ruotalibera.wordpress.com/');" target="_blank">http://ruotalibera.wordpress.com/</a>:</span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva;"><em><span style="color: #3366ff;"><strong>Articolo 16.</strong></span><br />
 <strong>Facoltà di trasformazione in fondazioni delle università.</strong><br />
 In attuazione dell’articolo 33 della Costituzione, nel rispetto delle leggi vigenti e dell’autonomia didattica, scientifica, organizzativa e finanziaria, le Università pubbliche possono deliberare la propria trasformazione in fondazioni di diritto privato. La delibera di trasformazione e’ adottata dal Senato accademico a maggioranza assoluta ed e’ approvata con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze. La trasformazione opera a decorrere dal 1° gennaio dell’anno successivo a quello di adozione della delibera.</em></span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva;"><em><span style="color: #3366ff;"><strong>Articolo 66 comma 13</strong></span><br />
 …In relazione a quanto previsto dal presente comma, l’autorizzazione legislativa di cui all’articolo 5, comma 1, lettera <em>a)</em> <em>della legge 24 dicembre 1993, n. 537</em>, concernente il fondo per il finanziamento ordinario delle università, e’ ridotta di 63,5 milioni di euro per l’anno 2009, di 190 milioni di euro per l’anno 2010, di 316 milioni di euro per l’anno 2011, di 417 milioni di euro per l’anno 2012 e di 455 milioni di euro a decorrere dall’anno 2013.</em></span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva;"><em>Allora, se viene ridotto il Fondo ordinario e per legge la tassa di iscrizione non può superare il 20% di questo Fondo, (<a href="http://ruotalibera.wordpress.com/2008/10/07/il-pane-per-la-ricerca/" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('/http://ruotalibera.wordpress.com/2008/10/07/il-pane-per-la-ricerca/');" target="_blank">per più informazioni leggere questo articolo</a>) questo significa che le entrate diminuiranno sensibilmente. Una diminuzione delle entrate progressiva fino al 2013 comporterà una riduzione dei servizi e della qualità fino a minacciare l’esistenza dell’università stessa. Qual è la soluzione che possono adottare i rettori?  <span style="text-decoration: underline;">Qui arriva in soccorso l’articolo 16.</span> Trasformando l’università in una fondazione di diritto privato. In questo modo si potranno raccogliere fondi da chicchessia anche perchè il comma 5 dello stesso articolo recita: <em>“I trasferimenti a titolo di contributo o di liberalità a favore delle fondazioni universitarie sono esenti da tasse e imposte indirette e da diritti dovuti a qualunque altro titolo e sono interamente deducibili dal reddito del soggetto erogante. Gli onorari notarili relativi agli atti di donazione a favore delle fondazioni universitarie sono ridotti del 90 per cento.” </em></em></span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva;"><em><span style="text-decoration: underline;">Facciamo un esempio.</span> Il signor PincoPallino dona un pò di soldini alla fondazione, quanto tempo impiegheranno i figli del signor PincoPallino a laurearsi con il massimo dei voti?</em></span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva;"><em>In pratica l’università verrà privatizzata e seguirà le linee guida del finanziatore o del politico di turno che la foraggia…</em></span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva;">Bene. Io, in linea di massima, non sono contrario ai contributi privati per le università (negli Stati Uniti ciò accade da sempre) ma ciò non deve andare a discapito del diritto allo studio, soprattutto per la categorie più deboli. Inoltre a mio avviso dovrebbero essere garantiti i centri di eccellenza sostenuti mediante finanziamenti esclusivamente pubblici.</span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva;">Ciò che potrà avvenire nei prossimi anni, ed è quello di cui ho più paura, è che facoltà di interesse &#8220;industriale&#8221; verranno foraggiate lautamente da grandi investitori, in cambio dei diritti di proprietà industriale e/o intellettuale sulle scoperte prodotte&#8230;e fin qui può anche andare. Ma altre facoltà nelle quali si effettua una ricerca più di base oppure facoltà come lettere, filosofia etc..si troveranno a corto di fondi e le tasse di iscrizione saranno progressivamente aumentate impedendo di fatto l&#8217;accesso a chi non potrà permettersi di sostenere le spese per tali studi. Il numero di iscritti crollerà drasticamente comportando un impoverimento del livello culturale del paese in particolari campi specifici.</span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva;">Molti ricercatori e studenti si troveranno improvvisamente senza fondi di ricerca e molti centri di eccellenza  italiani, nei quali oggi lavorano attivamente persone meritevoli perderanno via via la ricchezza di know-how acquisita in tanti anni di fatica. I primi a saltare saranno proprio i ricercatori ed il personale precari!!!</span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva;">Vedete&#8230;.professori ordinari, associati e via dicendo continueranno a mantenere il proprio posto di lavoro, siano essi persone volenterose ed in gamba o nullafacenti e scaldaposto. Si creerà un gap&#8230;un vuoto che impedirà la trasmissione della conoscenza da una generazione ad un&#8217;altra.</span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva;">Mi dispiace per chi nel mondo della ricerca (non di interesse industriale) si troverà ad occupare un posto pubblico ma sarà impedito di fatto a progredire nelle proprie attività per mancanza di fondi. Mi dispiace oltretutto che chi persiste nell&#8217;occupare semplicemente un posto di ricercatore  a tempo indeterminato continuerà ancora ad occuparlo senza meritarlo veramente.</span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva;">Ma soprattutto mi dispiace per tutti i giovani precari meritevoli che dovranno andar via dall&#8217;Italia o cambiare lavoro&#8230;&#8230; mi dispiace per tutti noi italiani.</span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva;">Con ciò non voglio dire che non si debba cambiare il sistema. Anzi sono tra i primi a sostenere che vi sia la necessità di un cambiamento drastico nel mondo della ricerca e dell&#8217;università.</span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva;">Come ho già detto, anche io  provengo dal mondo della ricerca e soprattutto sono stato tra quelli definiti precari..alla fine tra la scelta di continuare a lavorare per la maggior parte del tempo senza stipendo o l&#8217;andare all&#8217;estero ho deciso con alcuni miei colleghi di utilizzare le conoscenze acquisite con tanta fatica per restare in Italia e fondare una piccola società che potesse permetterci di fare ricerca e di offrirci una possibilità migliore per il nostro futuro.</span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva;">E&#8217; per questo&#8230;con esperienza vissuta di prima mano che dico che qualcosa di nuovo potremmo farlo certamente. In primis dovremmo trasformare il nostro paese in una nazione meritocratica e responsabilistica.</span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva;">Chi lavora per il bene di tutti e per la crescita del paese..bene deve essere premiato. Chi persiste in un atteggiamento esclusivamente individualistico e dannoso per la crescita collettiva, si assuma le proprie responsabililtà e vada a casa&#8230;.lasci il posto a chi merita di più&#8230;e poichè questo non avverrà da sè, dovrebbero mettersi in campo strumenti legislativi che provvedano ad una selezione di merito delle persone.</span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva;">Ho sempre avuto grande fiducia nelle capacità umane e proprio  per questo ritengo che una soluzione così semplice e lampante non voglia volutamente </span><span style="font-family: verdana,geneva;">essere </span><span style="font-family: verdana,geneva;">sostenuta, nell&#8217;interesse del mantenimento di questo stato delle cose.</span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva;">Vogliamo davvero cambiare il paese e soprattutto vogliamo davvero migliorare il mondo della ricerca in Italia&#8230;.beh! potremmo partire da questa semplice ricetta.</span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva;">I fondi di ricerca devono essere assegnati in base ai riultati ottenuti (pubblicazioni, brevetti, riconoscimenti internazionali etc.).</span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva;">Anche gli studenti e i dottorandi dovrebbero poter accedere e gestire propri fondi di ricerca poichè è proprio dalle loro mani e dal loro cervello che la storia è da sempre stata testimone delle grandi rivoluzioni.</span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva;">Il mantenimento del posto di ruolo non deve essere insindacabile ma legato agli obiettivi di ricerca ottenuti.</span></p>
<p>Eliminare i concorsi ( o garantirne solo una percentuale) responsabilizzando il personale docente o i capi gruppo di ricerca sulla selezione dei nuovi ricercatori.</p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva;">E se poi vogliamo davvero risparmiare si può partire da poche semplici regole che peraltro porterebbero portare a grandi risparmi.</span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva;">Sapete ad esempio che durante una missione (soprattutto se all&#8217;estero) il personale docente, ricercatore e amministrativo percepisce una diaria (è una specie di indennità di trasferta)  che può anche essere di qualche centinaio di euro al giorno e che questi importi sono quasi sempre finanziati con i fondi di ricerca? Non c&#8217;è niente di male in questo però ciò comporta che vi sono molti ricercatori seri  che si recano ai congressi per presentare i risultati dei propri lavori&#8230;ma alcuni usano questo sistema semplicemente per ingrossare il proprio portafogli. E in questa diaria non è compreso il costo del titolo di viaggio.<br />
 </span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva;">Eppure oggi nell&#8217;era delle telecomunicazioni si potrebbe assistere (eccetto i casi in cui fosse strettamente necessario) ad una conferenza direttamente da casa o dal proprio studio attraverso internet. Immaginate se pensassimo seriamente di utilizzare uno strumento come <a href="http://secondlife.com/" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('/http://secondlife.com/');" target="_blank"><em>Secondlife </em></a>non soltanto per divertirci..ma per organizzare meeting virtuali con tanto di presentazioni power point ed interventi a voce senza muoversi dalla propria poltrona!!!! Qualche istituzione all&#8217;estero lo sta già sperimentando con successo (leggete un pò <a href="http://www.genome-technology.com/issues/2_18/webreprints/150122-1.html" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('/http://www.genome-technology.com/issues/2_18/webreprints/150122-1.html');" target="_blank">questo</a></span> !!!).</p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva;">Risparmieremmo centinaia di milioni di euro che potrebbero essere impiegati in altro modo.</span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva;">E quando viene emesso un biglietto aereo i punti millemiglia vengono accreditati all&#8217;ente che paga il biglietto oppure alla persona che effettua il viaggio? Io personalmente li farei accreditare all&#8217;ente per metterli a disposizione dei giovani meritevoli che possono così recarsi all&#8217;estero per presentare le proprie idee e ricerche oppure per interagire e conoscere altri  colleghi.</span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva;">Vedete..questi sono semplici esempi attraverso i quali vorrei che comprendessimo tutti che per i grandi cambiamenti sarebbe sufficiente iniziare con piccoli passi.</span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva;">Va beh! non vi tedio più&#8230;oggi ho proprio esagerato, ma avevo bisogno di sfogarmi un pò.</span></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Scoperto un sistema solare simile al nostro</title>
		<link>http://www.kosmofysis.com/scoperto-un-sistema-solare-simile-al-nostro/</link>
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		<pubDate>Mon, 03 Nov 2008 13:35:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Raffaele Battaglia</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Un sistema di pianeti intorno alla stella Epsilon Eridani (vecchia meno di 1 miliardo di anni) a soli 10,5 anni luce di distanza!
Questo sistema solare pare sia dotato di ben 2 fasce asteroidali interne simili a quella che nel nostro  Sistema Solare orbita tra Marte e Giove. La scoperta, avvenuta attraverso il telescopio Spitzer della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un sistema di pianeti intorno alla stella Epsilon Eridani (vecchia meno di 1 miliardo di anni) a soli 10,5 anni luce di distanza!</p>
<p>Questo sistema solare pare sia dotato di ben 2 fasce asteroidali interne simili a quella che nel nostro  Sistema Solare orbita tra Marte e Giove. La scoperta, avvenuta attraverso il telescopio <a href="http://www.spitzer.caltech.edu/" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('/http://www.spitzer.caltech.edu/');" target="_blank">Spitzer </a>della NASA, riserva altre affascinanti sorprese.
<div class="img alignleft size-full wp-image-576" style="width:565px;">
	<a href="http://www.kosmofysis.com/wp-content/uploads/2008/11/epsilon_eridani.jpg" ><img class="captionimg" src="http://www.kosmofysis.com/wp-content/uploads/2008/11/epsilon_eridani.jpg" alt="Rapprensentazione  artistica del sistema Epsilon Eridani [NASA/JPL-Caltech] " width="565" height="300" /></a>
</div>
<p>Osservazioni passate verso la stella Epsilon Eridani avevano già rivelato la presenza di due pianeti e di una fascia esterna simile alla nostra fascia di <a href="http://www.geocities.com/elidoro/corpiminori/cm_kuiper.html" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('/http://www.geocities.com/elidoro/corpiminori/cm_kuiper.html');" target="_blank">Kuiper. </a>Le nuove osservazioni, fatte nell&#8217;infrarosso, con il telescopio Spitzer hanno questa volta  mostrato la presenza di due zone interne ricche di pianetini, che sono i mattoni primordiali della formazione di pianeti come il nostro. E&#8217; un pò come osservare il nostro Sistema Solare nelle fasi iniziali della sua formazione, quando quantità enormi di asteroidi in orbita intorno al Sole, collidevano tra essi per formare via via corpi sempre più grandi, che alla fine hanno portato alla formazione dei nostri pianeti terrestri.<br class="spacer_" /></p>
<p>Le nuove fasce, scoperte dal telescopio Spitzer, ruotano ad una distanza dalla stella centrale rispettivamente di circa  3 e 20 <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Unit%C3%A0_Astronomica" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('/http://it.wikipedia.org/wiki/Unit%C3%A0_Astronomica');" target="_blank"></a> UA (<a href='http://www.kosmofysis.com/glossario#Unita' Astronomica' title='Unita' di misura della distanza utilizzata per i corpi celesti del sistema solare.'><span class='lexicon'>Unita&#8217; Astronomica</span></a>).</p>
<p>La prima fascia, è situata proprio alla stessa distanza della nostra fascia di asteroidi, tra l&#8217;orbita di Marte e Giove. Già qualche anno fa era stata evidenziata la presenza di un pianeta proprio a quella distanza. Questa somiglianza tra i due sistemi stellari rende ancora più affascinante questa scoperta. Cosa ancora più interessante, inoltre, è data dal fatto che la presenza della seconda fascia interna di asteroidi lascia supporre agli scienziati che vi sia la presenza di un altro pianeta a circa 20 unità astronomiche. Tutti sono ora a caccia di questo nuovo pianeta !</p>
<p>[Fonte: <a href="http://www.astronomy.com" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('/http://www.astronomy.com');" target="_blank">http://www.astronomy.com</a>]</p>
<div class="img aligncenter size-thumbnail wp-image-577" style="width:519px;">
	<a href="http://www.kosmofysis.com/wp-content/uploads/2008/11/lores-11.jpg" ><img class="captionimg" src="http://www.kosmofysis.com/wp-content/uploads/2008/11/lores-11.jpg" alt="Questo diagramma confronta il sistema Epsilon Eridani al nostro Sistema Solare.  I due sistemi presentano strutture simili ed entrambe ospitano asteroidi (marrone), comete (blu)  e pianeti (punti bianchi) . [NASA/JPL-Caltech]" width="519" height="415" /></a>
</div>
<p><strong> </strong></p>
<table class="foto-v-left" border="0" width="1" align="left">
<tbody>
<tr>
<td></td>
</tr>
<tr>
<td></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><strong></strong></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<div id="rectangle right" class="right">
<p>
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<p> </p>
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&lt;! </p>
<p>// * variabili flash da modificare * //</p>
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<p>// * fine parte modificabile * //</p>
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</div>
<p><br class="spacer_" /></p>
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		<item>
		<title>Una lente cosmica rivela il passato &#8220;violento&#8221; del nostro Universo</title>
		<link>http://www.kosmofysis.com/una-lente-cosmica-rivela-il-passato-violento-del-nostro-universo/</link>
		<comments>http://www.kosmofysis.com/una-lente-cosmica-rivela-il-passato-violento-del-nostro-universo/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 27 Oct 2008 14:04:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Raffaele Battaglia</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[News]]></category>

		<category><![CDATA[einstein]]></category>

		<category><![CDATA[formazione]]></category>

		<category><![CDATA[Kosmofysis]]></category>

		<category><![CDATA[lente gravitazionale]]></category>

		<category><![CDATA[PSS J2322+1944]]></category>

		<category><![CDATA[relatività generale]]></category>

		<category><![CDATA[stelle]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Sbrogliando&#8221; in modo abile l&#8217;immagine distorta da una lente cosmica, gli astronomi hanno ottenuto una rara immagine di un &#8220;violento assemblaggio&#8221; di una giovane galassia risalente all&#8217;Universo primordiale.
Questa nuova immagine suggerisce che questa galassie si è scontrata in passatop con un&#8217;altra, alimentando un buco nero supermassiccio e innescando una tremenda esplosione di stelle in formazione.
Gli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Sbrogliando&#8221; in modo abile l&#8217;immagine distorta da una lente cosmica, gli astronomi hanno ottenuto una rara immagine di un &#8220;violento assemblaggio&#8221; di una giovane galassia risalente all&#8217;Universo primordiale.</p>
<p>Questa nuova immagine suggerisce che questa galassie si è scontrata in passatop con un&#8217;altra, alimentando un buco nero supermassiccio e innescando una tremenda esplosione di stelle in formazione.</p>
<p>Gli astronomi hanno utilizzato i radiotelescopi del <a href="http://www.vla.nrao.edu" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('/http://www.vla.nrao.edu');" target="_blank">National Science Foundation&#8217;s Very Large Array (VLA)</a> , a Socorro, nel Nuovo Messico, per osservare una galassia distante più di 12 miliardi di anni luce dalla Terra, così com&#8217;era quando l&#8217;Universo aveva soltanto il 15% dell&#8217;età attuale. Tra questa galassie e la Terra è interposta un&#8217;atra galassia, così perfettamente allineata lungo la linea di vista da generare, per effetto della relatività generale, una distorsione del percorso delle onde radio e luminose  provenienti dall&#8217;oggetto più lontano fino a formare un cerchio definito &#8220;Anello di Einstein&#8221;. Questo effetto è definito dagli specialisti lente gravitazionale, poichè agisce proprio come una lente che distorce e ingrandisce l&#8217;immagine di un oggetto posta dietro di essa.</p>
<div class="img aligncenter size-thumbnail wp-image-571" style="width:478px;">
	<a href="http://www.kosmofysis.com/wp-content/uploads/2008/10/einstein_ring.jpg" ><img class="captionimg" src="http://www.kosmofysis.com/wp-content/uploads/2008/10/einstein_ring.jpg" alt="Immagine di una galassia distante ricostruita utilizzando una lente gravitazionale. [Bill Saxton/NRAO/AUI/NSF]" width="478" height="249" /></a>
</div>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Questa lente gravitazionale rende possibile agli scienziati di carpire dettagli di giovani e distanti galassie che sarebbero altrimenti inaccessibili in altro modo. E&#8217; un pò come avere a disposizione un telescopio immenso fornito dalla natura a nostro uso.</p>
<p>&#8220;La natura ci fornisce una lente di ingrandimento puntata proprio verso una galassia nascente, procurando una visione eccitante proprio verso un violento e confuso processo di formazione galattica nell&#8217;Universo primordiale&#8221;, ha affermato Dominik Riechers, che dirige questo progetto al <a href="http://www.mpia.de/Public/menu_q2.php" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('/http://www.mpia.de/Public/menu_q2.php');" target="_blank">Max Planck Institute for Astronomy</a> in Germania.</p>
<p>La nuova immagine della galassia distante, soprannominata  PSS J2322+1944, mostra una considerevole riserva di gas, del diametro di 16.000 anni luce, che contiene il materiale necessario alla formazione di nuove stelle. Un buco nero super-massiccio &#8220;sta&#8221; voracemente riscaldando la materia circostante, e nuove stelle &#8220;stanno nascendo&#8221; (in realtà stiamo osservando il passato!)  al ritmo di 700 nuovi astri per anno. La nostra galassia, ad esempio, genera una media di 3 o 4 nuove stelle per anno!</p>
<p>Il buco nero sembra essere localizzato vicino al bordo  piuttosto che al centro dell&#8217;enorme riserva di gas. Proprio questo particolare sembra indicare che vi sia stata una fusione con un&#8217;altra galassia.<br class="spacer_" /></p>
<p>&#8220;Quest&#8217;immagine di galassie massiccie e di super buchi neri &#8220;assemblati&#8221; insieme attraverso la fusione di galassie in un Universo primordiale è un nuovo paradigma nell&#8217;idea di formazione delle galassie. Questa lente gravitazionale ci permette di osservare questo processo con dettagli mai ottenuti prima d&#8217;ora&#8221;, ha affermato Chris Carilli del <a href="http://www.cv.nrao.edu" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('/http://www.cv.nrao.edu');" target="_blank">National Radio Astronomy Observatory </a>a Charlottesville, Virginia.</p>
<p>Nel 2003, gli astronomi hanno studiato PSS J2322+1944 e hanno trovato l&#8217;Anello di Einstein osservando l&#8217;emissione radio causata dalle molecole di Monossido di Carbonio (CO). Quando gli scienziati  osservano grandi quantità di CO in una galassia giungono,  in genere, alla conclusione che vi siano  grandi quantità di idrogeno molecolare e dunque un&#8217;immensa riserva di materia per la formazione di nuove stelle.</p>
<p>In quest&#8217;ultimo studio gli scienziati hanno costruito un modello fisico molto accurato dell&#8217;effetto di lente gravitazionale generato da una galasia interposta. Conoscendo la massa della galassia, la struttura e l&#8217;orientamento, hanno dedotto i dettagli di come essa possa incurvare la luce e le onde radio di una galassia più distante. Così è stato possibile ricostruire l&#8217;immagine di PSS J2322+1944. Immagini multiple catturate mediante il VLA a differenti lunghezze d&#8217;onda, inoltre, hanno permesso di ricostruire i moti del gas nella galassia.</p>
<p>&#8220;La galassia più vicina che produceva l&#8217;effetto di lente  era come se facesse parte in modo vero e proprio del sistema ottico del nostro telescopio. Proiettando indietro attraverso la lente, abbiamo potuto determinare la struttura e la dinamica della galassia che stava dietro&#8221;, ha affermato Fabian Walter del Max-Planck Institute for Astronomy.</p>
<p>George Djorgovski del <a href="http://www.caltech.edu/" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('/http://www.caltech.edu/');" target="_blank">Caltech </a>ha usato la versione digitalizzata del  <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/National_Geographic_Society_-_Palomar_Observatory_Sky_Survey" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('/http://en.wikipedia.org/wiki/National_Geographic_Society_-_Palomar_Observatory_Sky_Survey');" target="_blank">Palomar Observatory Sky Survey</a> per scoprire  PSS J2322+1944. Soltanto gli studi successivi nel visibile e nel radio  hanno evidenziato la presenza di enormi riserve di gas molecolare  e polveri  e hanno mostrato l&#8217;effetto di lente gravitazionale.</p>
<p>Albert Einstein aveva predetto l&#8217;effetto della lente gravitazionale già nel 1919, nell&#8217;ambito della sua teoria della Relatività Generale. Nel 1936 Einstein aveva predetto che un perfetto allineamento tra un oggetto astronomico molto massiccio ed un altro oggetto retrostante avrebbe prodotto un&#8217;immagine circolare ma aveva anche predetto che le probabilità che si osservasse una simile circostanza erano praticamente nulle. La prima lente gravitazionale fu scoperta nel 1979 e nel 1987 usando proprio il VLA gli astronomi hanno scoperto il primo Anello di Einstein.</p>
<p>[Fonte: <a href="http://www.astronomy.com" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('/http://www.astronomy.com');" target="_blank">http://www.astronomy.com]</a></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
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		</item>
		<item>
		<title>Le origini della vita - Parte 1 (Vite Extraterrestri)</title>
		<link>http://www.kosmofysis.com/le-origini-della-vita-parte-1-vite-extraterrestri/</link>
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		<pubDate>Mon, 29 Sep 2008 11:29:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Raffaele Battaglia</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Esobiologia]]></category>

		<category><![CDATA[Kosmofysis]]></category>

		<category><![CDATA[origine]]></category>

		<category><![CDATA[specie]]></category>

		<category><![CDATA[vita]]></category>

		<category><![CDATA[vite]]></category>

		<category><![CDATA[vite extraterrestri]]></category>

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		<description><![CDATA[Ed eccoci nuovamente sulla Terra alla ricerca delle origini della vita.
Solo quando avremo compreso i meccanismi che hanno condotto l&#8217;evoluzione biologica per miliardi di anni ad organismi complessi come il nostro, potremo ripartire all&#8217;esplorazione dello spazio e alla ricerca di altre forme di vita in altri mondi.
Oggi sappiamo che l&#8217;evoluzione delle specie sul nostro pianeta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ed eccoci nuovamente sulla Terra alla ricerca delle origini della vita.</p>
<p>Solo quando avremo compreso i meccanismi che hanno condotto l&#8217;evoluzione biologica per miliardi di anni ad organismi complessi come il nostro, potremo ripartire all&#8217;esplorazione dello spazio e alla ricerca di altre forme di vita in altri mondi.</p>
<p>Oggi sappiamo che l&#8217;evoluzione delle specie sul nostro pianeta  è stata perpetrata attraverso una spietata selezione naturale, durante la quale alcune specie hanno, per così dire, vinto la battaglia della sopravvivenza, mentre altre, meno fortunate non hanno resistito alla pressione dell&#8217;ambiente esterno, hanno contribuito ad autoestinguersi  o addirittura hanno semplicemente avuto la sfortuna di esistere in un periodo storico catastrofico, come circa 60 milioni di anni fa, quando un gigantesco asteroide stravolse la Terra.</p>
<p>Qualunque sia stato il percorso biologico della vita e nonostante le conoscenze acquisite dall&#8217;umanità in questi ultimi secoli,  devo ammettere una cosa un pò sconfortante&#8230;..</p>
<p>Ebbene&#8230;.è vero&#8230;forse abbiamo compreso come le varie specie abbiano potuto evolversi nel tempo ma non abbiamo alcuna idea plausibile di come dalla materia inanimata sia stato possibile lo scaturire della prima scintilla di vita&#8230;di come un insieme di molecole abbia potuto organizzarsi in ciò che oggi definiamo vita.</p>
<p>Insomma&#8230;.. brancoliamo proprio nel buio. Qualunque sia la nostra idea..sia essa scientifica o religiosa il problema dell&#8217;origine è ancora oggi  una barriera insormontabile.</p>
<p>A questo proposito, molto spesso, quando parlo con gli amici su quale sia la strada più opportuna da percorrere per comprendere meglio il nostro Universo, e in scala minore il nostro mondo,  ovvero quella scientifica o religiosa, giungo inequivocabilmente alla stessa conclusione: scienza e religione sembrano pervenire in modo differente allo stesso limite oltre il quale sembra non esservi per ora la possibilità di continuare.</p>
<p>Questo limite invalicabile, è tracciato dall&#8217;impossibilità fisica del nostro cervello, così come è strutturato, a dare risposte che vanno al di là delle capacità percettive che madre natura o un Dio ci ha donato? Oppure prima o poi riusciremo a superare questa barriera in quanto esseri fatti con la stessa essenza di questo Universo?</p>
<p>Una cosa è certa&#8230;.ogni volta che ci scontriamo con il problema dell&#8217;origine, sia essa dell&#8217;universo o della vita sembra pararsi davanti a noi un vero e proprio tabù.</p>
<p>Forse, semplicemente non siamo ancora pronti o forse non lo saremo mai. Ciò che resta da fare per adesso, dunque, è analizzare come la vita sia potuta &#8220;accadere&#8221; in questo nostro piccolo mondo&#8230;. comprendere gli ingredienti fondamentali necessari alla sua formazione ed evoluzione e vedere in seguito se quanto appurato possa essere applicabile in altri luoghi dell&#8217;Universo.</p>
<p>Per ora è tutto e la prossima volta inizieremo a lavorare a piene mani sul materiale già a nostra disposizione: il pianeta Terra.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>A Presto&#8230;dunque.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>I ghiacci del mare Artico hanno raggiunto ancora una volta un minimo storico in estensione!</title>
		<link>http://www.kosmofysis.com/i-ghiacci-del-mare-artico-hanno-raggiunto-ancora-una-volta-un-minimo-storico-in-estensione/</link>
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		<pubDate>Mon, 22 Sep 2008 08:29:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Raffaele Battaglia</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[News]]></category>

		<category><![CDATA[artico]]></category>

		<category><![CDATA[ghiaccio]]></category>

		<category><![CDATA[Kosmofysis]]></category>

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		<category><![CDATA[NSIDC]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;estensione dei ghiacci del Mare Artico ha raggiunto quest&#8217;anno la minore copertura e la seconda come limite inferiore di estensione dall&#8217;era dei satelliti artificiali.
I dati sono stati ottenuti da osservazioni del NASA-supported National Snow and Ice Data Center (NSIDC) all&#8217;Università del Colorado.


	




Leggermente superiore in estensione al minimo registrato nel settembre 2007, queste osservazioni del 2008 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="name_address">
<div style="clear: both;">L&#8217;estensione dei ghiacci del Mare Artico ha raggiunto quest&#8217;anno la minore copertura e la seconda come limite inferiore di estensione dall&#8217;era dei satelliti artificiali.</div>
<div style="clear: both;">I dati sono stati ottenuti da osservazioni del <em><a href="http://nsidc.org/noaa/" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('/http://nsidc.org/noaa/');" target="_blank">NASA-supported National Snow and Ice Data Center</a> </em>(NSIDC) all&#8217;Università del Colorado.</div>
<div style="clear: both; text-align: center;">
<div class="img alignleft size-medium wp-image-547" style="width:507px;">
	<a href="http://www.kosmofysis.com/wp-content/uploads/2008/09/275051main1_seaicestill1_346x195.jpg" ><img class="captionimg" src="http://www.kosmofysis.com/wp-content/uploads/2008/09/275051main1_seaicestill1_346x195.jpg" alt="Advanced Microwave Scanning Radiometer (AMSR-E) è uno strumento a bordo del satellite Aqua della NASA.  AMSR-E fornisce una visione  dei mutamenti dei ghiacci polari con un livello di dettaglio mai raggiunto prima. I ricercatori utilizzano queste informazioni per studiare l´habitat degli orsi polari, pianificare le spedizioni polari e studiare l´interazione tra l´oceano e i ghiacci di stagione in stagione. Quest´immagine mostra un particolare del mare artico archiviato dall'1 luglio al 10 settembre 2008. [Fonte: NASA/Goddard Space Flight Center Scientific Visualization Studio; Blue Marble Next Generation data courtesy Reto Stockli (NASA/GSFC) ]" width="507" height="314" /></a>
</div>
</div>
</div>
<p><!--Promo date and doctitle ends--></p>
<p>Leggermente superiore in estensione al minimo registrato nel settembre 2007, queste osservazioni del 2008 rafforzano maggiormente l&#8217;idea di una radicale riduzione dei ghiacci artici negli ultimi 30 anni.</p>
<p>Nel mese di Marzo, quando l&#8217;estensione ha raggiunto il suo massimo annuale, gli scienziati della NASA e di NSIDC hanno evidenziato come lo spesso strato di ghiacco più antico sta continuando ad assottigliarsi. Questo strato di ghiaccio perenne che in genere copre il 50% - 60% dell&#8217;Artico, questo inverno ha ricoperto soltanto il 30% della sua superficie. Il ghiaccio perenne è lo strato più antico che stagionalmente viene esposto quando i nuovi depositi di ghiaccio si sciolgono durante l&#8217;estate Nord.</p>
<p>Gli scienziati della NASA hanno osservato, inoltre, la copertura di ghiaccio a partire dal 1979, grazie soprattutto alla capacità di effettuare le osservazioni dallo spazio utilizzando sensori a microonde.</p>
<p style="text-align: center;">
<div class="img size-medium wp-image-548 aligncenter" style="width:606px;">
	<a href="http://www.kosmofysis.com/wp-content/uploads/2008/09/275047main1_seaicealbedo_346x195.jpg" ><img class="captionimg" src="http://www.kosmofysis.com/wp-content/uploads/2008/09/275047main1_seaicealbedo_346x195.jpg" alt="Il ghiaccio polare riflette i raggi solari. Come durante la stagione calda inizia a sciogliersi, una minore quantità di radiazioni solari viene riflessa nello spazio, in quanto assorbita  dall´oceano e dalle terre emerse. Questo comporta un riscaldamento maggiore ed un ulteriore incremento dello scioglimento dei ghiacci. [Fonte: NASA/Goddard Space Flight Center Conceptual Image Lab]" width="606" height="341" /></a>
</div>
<p>Il National Snow and Ice Data Center cercherà di comprendere le ragioni di questa riduzione della calotta polare artica. Una completa descrizione in lingua inglese può essere letta al seguente indirizzo: <a href="http://nsidc.org/arcticseaicenews" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('/http://nsidc.org/arcticseaicenews');" target="_blank">http://nsidc.org/arcticseaicenews</a>.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Incredibile pioggia di meteore nel cielo degli Stati Uniti !</title>
		<link>http://www.kosmofysis.com/incredibile-pioggia-di-meteore-nel-cielo-degli-stati-uniti/</link>
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		<pubDate>Fri, 12 Sep 2008 10:07:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Raffaele Battaglia</dc:creator>
		
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Un&#8217;inaspettata pioggia di eccezionali meteore ha illuminato il cielo degli Stati Uniti orientali il 9 settembre scorso. l fenomeno è durato circa 4 ore e ben 25 &#8220;stelle cadenti&#8221; hanno raggiunto luminosità paragonabili a quelle di  Giove e Venere, tanto da poter essere osservate anche nelle prime ore della mattina. Le prime analisi suggeriscono che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="img alignleft size-full wp-image-539" style="width:226px;">
	<a href="http://www.kosmofysis.com/wp-content/uploads/2008/09/272669main_sept_perseids_226x170.jpg" ><img class="captionimg" src="http://www.kosmofysis.com/wp-content/uploads/2008/09/272669main_sept_perseids_226x170.jpg" alt="l´incredibile pioggia di meteore apparsa nel cielo degli Stati Uniti il 9 settembre scorso. [Fonte NASA/MSFC/B. Cooke]" width="226" height="170" /></a>
</div>
<p>Un&#8217;inaspettata pioggia di eccezionali meteore ha illuminato il cielo degli Stati Uniti orientali il 9 settembre scorso. l fenomeno è durato circa 4 ore e ben 25 &#8220;stelle cadenti&#8221; hanno raggiunto luminosità paragonabili a quelle di  Giove e Venere, tanto da poter essere osservate anche nelle prime ore della mattina. Le prime analisi suggeriscono che il fenomeno sia un pioggia di Perseidi di Settembre mai osservate prima d&#8217;ora e per le quali ancora  non si conosce quale possa essere la cometa che le ha generate. Le Perseidi sono le meteore che in genere osserviamo durante la notte di San Lorenzo e prendono questo nome in quanto sembrano provenire proprio dalla direzione della costellazione di Perseo, nella regione circumpolare.</p>
<p>Una meteora è una scia brillante di luce che appare per pochi istanti nel cielo. Il fenomeno, che conosciamo tutti bene, poichè siamo abituati ad  osservarlo nella notte di San Lorenzo,   avviene quando piccole corpuscoli, grandi ad esempio quanto un granello di sabbia, entrano nell&#8217;atmosfera. Poichè la velocità di questi oggetti è di diversi km al secondo, l&#8217;elevatissimo attrito con l&#8217;atmosfera li surriscarla fino a renderli brillanti. La durata del fenomeno è in genere molto breve, in quanto, durante la caduta e a causa dell&#8217;elevata temperatura, queste particelle di polvere si dissolvono letteralmente, bruciando. Altri oggetti che possono apparire come stelle cadenti, sono ad esempio, i detriti lasciati dall&#8217;uomo nello spazio durante tutte le attività scientifiche e commerciali di questi ultimi 50 anni.</p>
<p>In alcuni casi, però, possono cadere oggetti molto più grandi. In quel caso possiamo osservare  un oggetto molto più luminoso che, in alcuni casi,  può essere accompagnato da un suono simile ad un sibilo e addirittura da una scia di fumo. In queste circostanze la meteora viene più comunemente definita <strong>bolide</strong>. Molti bolidi sono, inoltre, sufficientemente grandi  per cui possono addirittura resistere all&#8217;enorme attrito con l&#8217;atmosfera e cadere al suolo.  Se riuscissimo a localizzare il luogo dell&#8217;impato, avremmo buone probabilità di raccogliere un bel meteorite.</p>
<p>E&#8217; importante non confondere, come spesso accade,  il termine meteora con il termine meteorite. Mentre come abbiamo visto le meteore sono quelle che chiamiamo comunemente stelle cadenti e che vediamo come scie luminose di breve durata, i meteoriti  sono ciò che delle meteore può in alcuni casi raggiungere il suolo. In parole povere le meteore sono quelle che vediamo in cielo mentre i meteoriti sono ciò che delle meteore possiamo raccogliere al suolo.</p>
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		<title>Ai confini di un buco nero (quello al centro della nostra galassia)</title>
		<link>http://www.kosmofysis.com/ai-confini-di-un-buco-nero-quello-al-centro-della-nostra-galassia/</link>
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		<pubDate>Wed, 10 Sep 2008 06:56:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Raffaele Battaglia</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[News]]></category>

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Combinando osservazioni con i telescopi delle Hawai, dell&#8217;Arizona e della California, gli astronomi hanno rivelato la struttura dei confini di un buco nero. L&#8217;area osservata è così piccola che è paragonabile alle dimensioni di una palla da baseball sulla Luna vista dalla Terra. Queste osservazioni sono tra quelle con la maggiore risoluzione mai ottenuta prima.

&#8220;Questa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="imgRight">
<div>
<div class="img alignleft size-thumbnail wp-image-521" style="width:348px;">
	<a href="http://www.kosmofysis.com/wp-content/uploads/2008/09/hires.jpg" ><img class="captionimg" src="http://www.kosmofysis.com/wp-content/uploads/2008/09/hires.jpg" alt="Questa immagine rappresenta le immediate vicinanze di un buco nero, con l´orizzonte degli eventi raffigurato come una sfera scura. Il disco di gas circostante è rappresentato dagli anelli in bianco e blu, che ruotano vorticosamente intorno al buco nero. La colonna di colore bianco che emerge dal polo  raffigura un getto di gas espulso, con velocità prossime a quelle della luce, dalle regioni vicine al buco nero. [FONTE: NASA]" width="348" height="290" /></a>
</div>
</div>
</div>
<p>Combinando osservazioni con i telescopi delle Hawai, dell&#8217;Arizona e della California, gli astronomi hanno rivelato la struttura dei confini di un buco nero. L&#8217;area osservata è così piccola che è paragonabile alle dimensioni di una palla da baseball sulla Luna vista dalla Terra. Queste osservazioni sono tra quelle con la maggiore risoluzione mai ottenuta prima.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>&#8220;Questa tecnica fornisce una &#8216;vista&#8217; unica della regione della nostra galassia, dove risiede il buco nero centrale&#8221;, afferma Sheperd Doeleman del MIT (<strong><em><a href="http://www.mit.edu/" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('/http://www.mit.edu/');" target="_blank">Massachusetts Institute of Technology</a></em>) </strong>e primo autore dello studio che è stato  pubblicato su <em>Nature </em>il 4 settembre.</p>
<p>&#8220;Nessuno ha mai osservato prima d&#8217;ora il centro galattico con questa risoluzione&#8221;, afferma un altro co-autore dell&#8217;articolo, Jonathan Weintroub del <em><a href="http://cfa-www.harvard.edu/" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('/http://cfa-www.harvard.edu/');" target="_blank">Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics </a></em>(CfA). &#8220;Abbiamo osservato a livelli di scala tali da poter distinguere l&#8217;orizzonte degli eventi del buco nero: quella regione all&#8217;interno della quale nulla può più uscire, neanche la luce&#8221;.</p>
<p>Utilizzando una tecnica definita <a href="http://www.med.ira.inaf.it/VLBI_page.htm" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('/http://www.med.ira.inaf.it/VLBI_page.htm');" target="_blank">Very Long Baseline Interferometry</a> (VLBI), un team di astronomi diretti da Doeleman ha impiegato un insieme di telescopi per studiare le onde radio provenienti dall&#8217;oggetto conosciuto con il nome di Sagittarius A. Mediante questa tecnica interferometrica, i segnali radio provenienti dai vari telescopi vengono combinati insieme  per creare l&#8217;effetto di un&#8217;osservazione fatta con un unico telescopio gigante, grande quanto la distanza massima tra i telescopi utilizzati. Se ad esempio due telescopi distassero 100 km, allora questa tecnica permette di ottenere lo stesso risultato che si avrebbe con un unico radiotelescopio grande 100 km!!!</p>
<p>Come sappiamo, più è grande un telescopio e maggiori sono i dettagli che possiamo osservare per un qualsiasi oggetto celeste. Ed è proprio per questo che questa tecnica è stata impiegata per osservare Sagittarius A.</p>
<p>La lunghezza d&#8217;onda radio emessa da Sagittarius A è 1.3 mm ed è particolarmente interessante poiché riesce ad abbandonare il centro galattico molto meglio di altre lunghezze d&#8217;onda maggiori, che vengono assorbite dalla materia presente tra il centro della nostra galassia e noi. Se osservassimo a lunghezze d&#8217;onda maggiori di 1.3 mm è come se cercassimo di distinguere qualcosa attraverso la nebbia. In genere VLBI è limitato ad una lunghezza d&#8217;onda minima di osservazione pari a 3.5 mm, però, grazie ad un&#8217;innovativa strumentazione e ad una particolare tecnica gli astronomi sono riusciti a spingersi fino alla lunghezza d&#8217;onda di 1.3 mm.</p>
<p>E&#8217; stato possibile, così, distinguere strutture fino a 37 microsecondi d&#8217;arco. Basti pensare che la Luna piena, che ha un diametro apparente di 0.5° in paragone ha un&#8217;estensione 1.800.000.000 maggiore delle strutture  osservate!!!!</p>
<p>Nonostante tutto, con tre telescopi è possibile solo determinare vagamente la forma della regione emittente. Misure future serviranno a fare maggiore chiarezza su quanto oggi osservato: una struttura luminosa intorno al buco nero e una &#8220;macchia calda&#8221; orbitante che può forse essere un jet di materia.</p>
<p>&#8220;Questo lavoro pionieristico dimostra come sia possibile effettuare tale tipo di osservazioni&#8221;, ha commentato il teorico Avi Loeb della <em>Harvard University</em>, che non ha partecipato a questa campagna osservativa. &#8221; Si è inoltre aperta una nuova prospettiva per studiare la struttura dello spazio-tempo intorno ad un buco nero, che permetterà di testare ancor meglio la teoria della gravità proposta da Einstein&#8221;.</p>
<p>Il team prevede di sviluppare strumenti innovativi per rendere le osservazioni ancor più sensibili alla lunghezza d&#8217;onda di 1.3 mm. Si spera, inoltre, di sviluppare ulteriori stazioni osservative per aumentare la linea di base per la tecnica interferometrica ed aumentare così la risoluzione. Progetti futuri, inoltre, pianificano di includere osservazioni a lunghezze d&#8217;onda più corte, come ad esempio a 0.85 mm. E&#8217;, dunque, soltanto l&#8217;inizio!</p>
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		<item>
		<title>Accidenti! Ho dimenticato passaporto e valigia! (Vite extraterrestri)</title>
		<link>http://www.kosmofysis.com/accidenti-ho-dimenticato-passaporto-e-valigia-vite-extraterrestri/</link>
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		<pubDate>Fri, 05 Sep 2008 09:54:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Raffaele Battaglia</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Esobiologia]]></category>

		<category><![CDATA[evoluzione]]></category>

		<category><![CDATA[Kosmofysis]]></category>

		<category><![CDATA[Terra]]></category>

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		<category><![CDATA[vita]]></category>

		<category><![CDATA[vite extrarerrestri]]></category>

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		<description><![CDATA[Accidenti!
Sono partito per questo lungo viaggio nell&#8217;Universo alla ricerca di vite extraterrestri&#8230;.vi ho invitato a seguirmi e voi lo avete fatto! E ora devo chiedervi un pò di pazienza poichè dobbiamo ritornare sulla Terra!!!!
Per fortuna avevamo appena intrapreso il viaggio, atterrando su Marte, quindi non perderemo troppo tempo per ritornare sulla Terra, ma come posso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Accidenti!</p>
<p>Sono partito per questo lungo viaggio nell&#8217;Universo alla ricerca di vite extraterrestri&#8230;.vi ho invitato a seguirmi e voi lo avete fatto! E ora devo chiedervi un pò di pazienza poichè dobbiamo ritornare sulla Terra!!!!</p>
<p>Per fortuna avevamo appena intrapreso il viaggio, atterrando su Marte, quindi non perderemo troppo tempo per ritornare sulla Terra, ma come posso spiegarvi&#8230;..ehmmmm! beh!</p>
<p>E va bene&#8230;confesso! Ho dimenticato il passaporto e la valiga!</p>
<p>Quale passaporto?</p>
<p>Ogni lungo viaggio, necessita del passaporto, se vogliamo superare le varie frontiere una volta giunti a destinazione.</p>
<p>In questo nostro viaggio il passaporto è quello della conoscenza in sè.</p>
<p>E la valigia? la valigia in questo caso consiste in tutto il bagaglio multidisciplinare di nozioni necessarie ad affrontare nel migliore dei modi, almeno con quello che oggi sappiamo sulla formazione della vita, tutti gli ambienti esotici che andremo ad esplorare fino ai confini conosciuti di questo Cosmo.</p>
<p>A questo punto direte&#8230;:&#8221;questo è proprio pazzo!&#8221;&#8230;.e forse avete ragione&#8230;ma pensateci un attimo.</p>
<p>Quando un esploratore del passato intraprendeva un lungo viaggio alla scoperta di nuovi continenti e dei popoli e specie viventi che avrebbe potuto incontrare, impiegava anche molti mesi ad organizzare tutto il corredo di strumenti, libri&#8230;.etc&#8230;etc&#8230; necessari a classificare ogni nuovo &#8220;reperto&#8221;.</p>
<p>Come avrebbe potuto dire&#8230;&#8221;questa è una specie finora sconosciuta&#8221; se non avesse avuto con se i suoi manuali e gli strumenti necessari ad effettuare i vari rilevamenti e le varie analisi?</p>
<p>Ecco! qui è la stessa cosa. Se vogliamo poter riconoscere un possibile mondo ospitale alla vita&#8230;almeno per come noi la conosciamo, dobbiamo almeno avere un termine di paragone&#8230;diciamo così: un riferimento sul quale poterci basare per le nostre future &#8220;speculazioni esobiologiche&#8221; ;-).</p>
<p>E quale migliore base di partenza può esserci se non quella di utilizzare come riferimento la Terra quale  laboratorio di vita al quale riferirci? Anche perchè altri non ne conosciamo!!!</p>
<p>Beh! voglio evitare di continuare a perdermi in sproloqui inutili&#8230;dunque, in poche parole&#8230;&#8230;se vogliamo sapere dove andare a cercare&#8230;dobbiamo prima ripercorrere, almeno per pochi brevi post, la storia dell&#8217;evoluzione della vita sulla Terra e analizzare, per quanto possibile, le questioni ancora aperte (che sono tante).</p>
<p>Come mai l&#8217;ambiente del nostro pianeta è stato così favorevole alla vita? Come è stato possibile lo  scoccare della prima scintilla in un mondo fatto inizialmente di sola materia &#8220;inanimata&#8221;? Perché la vita si è evoluta sulla base del carbonio e non ad esempio su quella del silicio?</p>
<p>Insomma&#8230;tratteremo, spero in modo divertente e semplice, tutte queste questioni. Una volta fatto saremo pronti davvero a vestire i panni di esploratori cosmici e potremo ripartire verso nuovi mondi..alla scoperta di vite extratererstri.</p>
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		<title>Il ritorno dalle vacanze :-(</title>
		<link>http://www.kosmofysis.com/il-ritorno-dalle-vacanze/</link>
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		<pubDate>Mon, 01 Sep 2008 10:19:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Raffaele Battaglia</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Altro]]></category>

		<category><![CDATA[Kosmofysis]]></category>

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		<description><![CDATA[E&#8217; sempre triste ritornare dalle vacanze,
e a settembre si riparte sempre con una cospicua lista di buoni propositi.
Con le batterie cariche riprendiamo la vita ordinaria di tutti i giorni&#8230;ma presto quella lista tende a passare nel limbo del dimenticatoio&#8230;in quanto i problemi e le vicende di tutti i giorni divengono preponderanti.
Avete riposato? Avete lavorato?&#8230;beh! io [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; sempre triste ritornare dalle vacanze,</p>
<p>e a settembre si riparte sempre con una cospicua lista di buoni propositi.</p>
<p>Con le batterie cariche riprendiamo la vita ordinaria di tutti i giorni&#8230;ma presto quella lista tende a passare nel limbo del dimenticatoio&#8230;in quanto i problemi e le vicende di tutti i giorni divengono preponderanti.</p>
<p>Avete riposato? Avete lavorato?&#8230;beh! io non ho fatto  gran che anche se&#8230;.ho deciso di prendermi un pò di riposo anche dal blog..e in effetti ho davvero scritto poco nel mese passato. Perdonatemi !!!!</p>
<p>Ma ora siamo a settembre e le cose cambiano di certo. Il numero di lettori è in costante crescita e questo mi rende felice&#8230;.ed è per questo che ho molte idee che vorrei poter realizzare in breve tempo&#8230;</p>
<p>tra queste l&#8217;internazionalizzazione del blog&#8230;ovvero una versione in lingua inglese.</p>
<p>Sarà una bella sfida per me&#8230;visto che il mio inglese è un pò &#8220;ridicolo&#8221; ma voglio affrontare questa sfida e soprattutto mi farebbe piacere sapere di poter esser letto anche fuori dall&#8217;Italia.</p>
<p>Beh! vuol dire che inizierò con qualche brutta figura&#8230;ma a poco a poco&#8230;.le cose miglioreranno&#8230;del resto non costa niente provare&#8230;a parte un pò di lavoro in più per me.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Ho parlato di vacanze&#8230;.siete stati al mare?  In costume a cuocere la pelle sotto al Sole! Sembra ovvio e scontato&#8230;ma avete mai pensato al fatto che, in taluni periodi e/o in alcune aree geografiche del nostro pianeta, il fatto di poter stare belli tranquilli con un semplice costumino è la testimonianza di come ci siamo evoluti per essere compatibili proprio con il clima di questa nostra amata Terra?</p>
<p>Ebbene..si. Niente è ovvio e in ogni cosa che diamo per scontato si celano spesso le ragioni della nostra stessa esistenza. Cosa voglio dire?</p>
<p>Beh! in realtà voglio introdurre il mio prossimo post&#8230;.relativo alla ricerca di vite extraterrestri su altri pianeti (relativamente a questo argomento ho già scritto alcuni articoli che potete trovare nella categoria: <a href="http://www.kosmofysis.com/category/esobiologia/"  target="_blank">Esobiologia</a>) facendo un piccolo passo indietro nel nostro lungo viaggio lontani dalla Terra. Vorrei tornare sul nostro pianeta ed analizzare i meccanismi e le ragioni per le quali le forme viventi si sono moltiplicate in modo così straordinario qui &#8220;giù da noi&#8221;. Prendetela così: voglio avere dei punti di riferimento da poter poi riprendere quando necessario durante il nostro futuro lungo viaggio nell&#8217;Universo alla ricerca di vite extraterrestri.</p>
<p>Per ora è tutto&#8230; a proprosito buon lavoro a tutti e buone vacanze ai pochi che hanno la fortuna di partire proprio a settembre <img class="captionimg" src='http://www.kosmofysis.com/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';-)' class='wp-smiley' /> </p>
<p><br class="spacer_" /></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Scoperto un nuovo oggetto del Sistema Solare</title>
		<link>http://www.kosmofysis.com/scoperto-un-nuovo-oggetto-del-sistema-solare/</link>
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		<pubDate>Fri, 22 Aug 2008 13:12:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Raffaele Battaglia</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[News]]></category>

		<category><![CDATA[comete]]></category>

		<category><![CDATA[Kosmofysis]]></category>

		<category><![CDATA[nube do Oort]]></category>

		<category><![CDATA[orbita]]></category>

		<category><![CDATA[scoperta]]></category>

		<category><![CDATA[SQ372]]></category>

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		<description><![CDATA[Un nuovo oggetto del Sistema Solare&#8230;&#8230;un &#8220;pianeta minore&#8221; con il nome prosaico di 2006 SQ372, a poco più di 3 miliardi di chilometri dalla Terra. Ma questa massa di ghiaccio e roccia sta iniziando il suo viaggio di ritorno della durata di circa 22500 anni che lo porterà a quasi 250 miliardi di chilometri, circa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un nuovo oggetto del Sistema Solare&#8230;&#8230;un &#8220;pianeta minore&#8221; con il nome prosaico di 2006 SQ372, a poco più di 3 miliardi di chilometri dalla Terra. Ma questa massa di ghiaccio e roccia sta iniziando il suo viaggio di ritorno della durata di circa 22500 anni che lo porterà a quasi 250 miliardi di chilometri, circa 1600 volte la distanza della Terra dal Sole,  secondo quanto dichiarato da un team di ricercatori dello <a href="http://www.sdss.org/" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('/http://www.sdss.org/');" target="_blank">Sloan Digital Sky Survey (SDSS-II)</a> .</p>
<div class="img alignleft size-thumbnail wp-image-508" style="width:564px;">
	<a href="http://www.kosmofysis.com/wp-content/uploads/2008/08/sq372_orbit.jpg" ><img class="captionimg" src="http://www.kosmofysis.com/wp-content/uploads/2008/08/sq372_orbit.jpg" alt="Quest'immagine mostra l´orbita del nuovo oggetto scoperto nel Sistema Solare, SQ372 (in blu), paragonata all´orbita di Nettuno (in bianco), di Plutone (in verde) e di Sedna (in rosso). La posizione del Sole è segnata dal punto giallo al centro. Il riquadro piccolo mostra una vista espansa, che include l´orbita di Urano, Saturno e Giove all'interno dell´orbita di Nettuno. Perfino in questa scala, l´orbita della Terra è indistinguibile dal punto giallo centrale che identifica il Sole. [Fonte: N. Kaib]" width="564" height="362" /></a>
</div>
<p>La scoperta di questo rimarchevole oggetto è stata comunicata a Chicago il 18 agosto scorso, ad un congresso internazionale intitolato &#8220;The Sloan Digital Sky Survey: Asteroids to Cosmology&#8221;.</p>
<p>Mentre il percorso orbitale dei pianeti maggiori del Sistema Solare è quasi circolare,  l&#8217;orbita di 2006 SQ372 è un ellisse 4 volte più lunga che larga, come afferma Andrew Becker dell&#8217;Università di Washington, che dirige il team.</p>
<p>L&#8217;unico oggetto conosciuto con un&#8217;orbita paragonabile è Sedna - un distante pianeta nano simile alla tipologia di Plutone, scoperto nel 2003 - ma l&#8217;orbita di 2006 SQ372 si spinge fino a 1.5 volte più lontano dal Sole  ed il relativo periodo orbitale è quasi due volte più lungo.</p>
<p>Il nuovo oggetto è molto più piccolo di Sedna,  probabilmente 50-100 chilometri contro i 1.600 del &#8220;fratello maggiore&#8221;. “È sostanzialmente una cometa, ma non raggiunge mai distanze sufficientemente vicine al Sole da far si che si possa sviluppare  una coda che possa essere lunga e luminosa.„</p>
<p>Il team di Becker ha trovato 2006 SQ372 applicando uno speciale algoritmo di ricerca finalizzato ad uno scopo  completamente differente: la ricerca di esplosioni di supernovae distanti miliardi di anni luce, per misurare l&#8217;espansione dell&#8217;Universo. L&#8217;indagine delle supernova di SDSS-II ha esplorato la stessa fascia di  cielo, una zona 1.000 volte più grande della Luna piena, ogni notte buona nell&#8217;autunno del 2005, del 2006 e del 2007.</p>
<p>“Se si possono trovare gli oggetti che esplodono, si possono anche trovare oggetti che si muovono, ma si ha comunque bisogno di tools differenti per cercarli„, afferma  Lynne Jones, membro del team  dell&#8217;Università di Washington. &#8220;Gli unici oggetti abbastanza vicini da poterne valutare una variazione di posizione da una notte all&#8217;altra si trovano soltanto nel Sistema Solare&#8221;, spiega Jones.</p>
<p>SQ372  è stato scoperto in una serie di immagini prese fra il 27 settembre e 21 ottobre 2006. Andrew Puckett, dell&#8217;Università di Alaska Anchorage, dopo questa scoperta è andato a cercare tra le osservazioni dell&#8217;autunno 2005, per trovare altre prove che confermassero la scoperta. Rilevazioni successive di SQ372 sono state trovate nei dati relativi  alle stagioni osservative del 2006 e del 2007</p>
<p>Il giovane Nathan Kaib, un altro membro del team dell&#8217;Università di Washington, ha effettuato varie simulazioni al computer per comprendere come  2006 SQ372 abbia potuto raggiungere quest&#8217;orbita insolita. “Potrebbe essersi formato, come Plutone, nella cintura di detriti ghiacciati oltre l&#8217;orbita di Nettuno, ottenendo la spinta gravitazionale dall&#8217;incontro con  Nettuno o con Urano, che lo ha portato in quest&#8217;orbita allungata„ dice Kaib. “Tuttavia, pensiamo che sia più probabile che SQ372 provenga dalle regioni interne della nube di Oort.„</p>
<p>Nel 1950, spiega Kaib , l&#8217;astronomo olandese Jan Oort ha ipotizzato che la maggior parte delle comete provengano da un enorme bacino di corpi ghiacciati, simili ad asteroidi,  che sono stati espulsi dal Sistema Solare interno da perturbazioni gravitazionali indotte dai pianeti giganti, proprio  mentre i pianeti stessi si stavano formando 4.5 miliardi anni fa. La maggior parte degli oggetti nella nube orbita intorno al Sole  ad una distanza di parecchi migliaia di miliardi di chilometri, ma l&#8217;influenza gravitazionale delle stelle vicine può alterare l&#8217;orbita di questi oggetti, scagliandone alcuni nello spazio interstellare e deviandone altri all&#8217;interno del Sistema Solare dove molte di esse, in vicinanza del Sole, divengono comete.</p>
<p>&#8220;Anche nel punto  più distante dal Sole, 2006 SQ372 sarà 10 volte più vicino della presunta  nube di Oort&#8221;, dice Kaib. “L&#8217;esistenza di una nube di Oort interna„ è stata prevista teoricamente da molti anni, ma SQ372 e forse Sedna sono i primi oggetti che abbiamo trovato che sembrano essere prodotti in quel luogo remoto. È emozionante che stiamo cominciando a trovare verifiche di queste previsioni.„</p>
<p>Becker nota che 2006 SQ372 era abbastanza luminoso da poter essere trovato con SDSS soltanto perché si è trovato nel punto dell&#8217;orbita più vicino al Sole e aggiunge che la ricerca di supernovae di SDSS-II ha scandagliato  meno dell&#8217;un per cento del cielo. “È probabile che vi siano molti altri oggetti di questo tipo che aspettano di essere scoperti con la prossima generazione di osservazioni, che punteranno ad oggetti più deboli e riguarderanno più zone del cielo,„ dice Becker. “In una decade, dovremmo sapere molto di più su questa popolazione di oggetti rispetto a quanto conosciamo oggi.„</p>
<p>“Uno dei nostri obiettivi,„ dice Kaib, “è di capire l&#8217;origine delle comete, che sono fra gli eventi celesti più spettacolari. Ma l&#8217;obiettivo più importante è di osservare nuovamente dentro la storia remota del nostro Sistema Solare e di comprendere che cosa accadeva quando i pianeti si stavano formando.„</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>[Fonte: <a href="http://www.astronomy.com" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('/http://www.astronomy.com');" target="_blank">Astronomy.com</a>]</p>
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		<title>Perché il cielo notturno è buio</title>
		<link>http://www.kosmofysis.com/perche-il-cielo-notturno-e-buio/</link>
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		<pubDate>Thu, 14 Aug 2008 17:57:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Raffaele Battaglia</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Capita a tutti di ricevere, ad un certo punto della propria vita, una risposta ad una domanda che non  avremmo mai posto e di scoprire come sia stato possibile non chiedersi mai la ragione di quel particolare fenomeno. Si scopre così, con meraviglia, quanto si possa imparare in ogni momento dell&#8217;esistenza. È un pò come [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Capita a tutti di ricevere, ad un certo punto della propria vita, una risposta ad una domanda che non  avremmo mai posto e di scoprire come sia stato possibile non chiedersi mai la ragione di quel particolare fenomeno. Si scopre così, con meraviglia, quanto si possa imparare in ogni momento dell&#8217;esistenza. È un pò come vivere per tutta la vita sempre nello stesso quartiere e rendersi conto, ad un certo punto, di un particolare architettonico mai notato prima. A me capita spesso e a quel punto affermo tra me e me &#8220;Caspita! ma quella cosa è sempre stata là&#8230;come è possibile che abbia potuto notarla soltanto ora?&#8221;.  Alcune cose, dunque, che sembrano all&#8217;apparenza ovvie celano spesso ragioni molto più complesse.</p>
<p>Quanti di voi ad esempio si sono chiesti: &#8220;Ma il cielo perchè è così buio nonostante la presenza di un innumerevole e forse infinito numero di stelle?&#8221;.</p>
<p>Ecco una di quelle domande la quale risposta sembra apparentemente banale&#8230;.ma che cela un tale importante interrogativo da assurgere a paradosso della scienza (o almeno è stato tale per molto tempo): il Paradosso di Olbers.</p>
<p>Potremmo erroneamente definire la questione banale in quanto, osservare il cielo buio di notte, fa parte del mondo in cui viviamo&#8230;&#8230; da quando viviamo. In poche parole è naturale per noi osservare un cielo buio punteggiato di tante stelle. Con la parola &#8220;apparentemente&#8221; voglio intendere  che non è poi così scontato che il cielo sia buio.</p>
<p>Perchè?<br />
 Se esistesse un numero infinito di stelle forse ciò implicherebbe che, in qualunque direzione osserviamo il cielo, prima o poi incontreremmo una stella. Allora il cielo dovrebbe essere interamente luminoso  proprio come la superficie del Sole! La questione fu posta per la prima volta nel XVII secolo da Keplero e successivamente da Halley e Cheseaux. Ma il gran clamore sulla questione si ebbe intorno al 1823 quando Olbers ripropose il dilemma che per tale ragione oggi è appunto noto come &#8220;Paradosso di Olbers&#8221;.</p>
<p>Nel paradosso di Olbers si assumeva, però, che l&#8217;Universo fosse infinito nel tempo e nello spazio e che fosse popolato uniformemente di stelle, convinzione che andava per la maggiore, grazie ai modelli cosmologici dell&#8217;epoca. <br />
 Ma anche se l&#8217;universo fosse stato infinito nello spazio e nel tempo forse si poteva giustificare che il cielo fosse buio con il fatto che, via via che le stelle erano più lontane, la loro <a href='http://www.kosmofysis.com/glossario#Luminosita' apparente' title='Luminosit&#224; di un oggetto vista dal proprio punto di osservazione.'><span class='lexicon'>luminosita&#8217; apparente</span></a> diminuiva. E questo è, in effetti, vero. La luminosità apparente diminuisce con il quadrato della distanza e cioè: una sorgente luminosa (come una stella) se fosse distante il doppio la vedremmo con una luminosità apparente 4 volte minore, se fosse distante 4 volte di più sarebbe osservata con una luminosità apparente 16 volte inferiore&#8230;.e così via. Allora è tutto risolto! Il cielo è buio perché ad un certo punto le stelle sono così lontane che non giunge fino a noi una quantità sufficiente di luce!<br />
 In realtà, in una visione nella quale le stelle sono uniformemente distribuite, potremmo subito verificare un&#8217;ulteriore dipendenza con il quadrato della distanza, che compensa l&#8217;effetto della diminuzione di luminosità apparente. (Cerco di evitare l&#8217;uso della matematica, sperando di poter risultare in ogni modo chiaro a tutti.) Nelle condizioni esposte sopra, infatti, rispetto ad una certa distanza dal nostro punto di osservazione, se consideriamo una distanza doppia in confronto alla precedente, la porzione di spazio osservata e sottesa dallo stesso <a href='http://www.kosmofysis.com/glossario#Angolo solido' title='Angolo nello spazio tridimensionale.'><span class='lexicon'>angolo solido</span></a> sarebbe 4 volte più estesa e conterrebbe, dunque, 4 volte il numero di stelle.
<div class="img alignright size-thumbnail wp-image-494" style="width:332px;">
	<a href="http://www.kosmofysis.com/wp-content/uploads/2008/08/cielo.png" ><img class="captionimg" src="http://www.kosmofysis.com/wp-content/uploads/2008/08/cielo.png" alt="Porzioni di cielo sottese da un certo angolo solido, per due diverse distanze, l´una doppia rispetto all´altra. In un Universo infinito nello spazio e nel tempo, in cui le stelle sono uniformemente distribuite, il numero di stelle comprese nell´area del guscio più esterno è 4 volte più alto rispetto a quello nel guscio a metà distanza." width="332" height="332" /></a>
</div>
<p>
 In questa circostanza è evidente che l&#8217;effetto della diminuzione di luminosità apparente viene compensato dall&#8217;aumento del numero di stelle sotto lo stesso <a href='http://www.kosmofysis.com/glossario#Angolo solido' title='Angolo nello spazio tridimensionale.'><span class='lexicon'>angolo solido</span></a>. Alcuni affermano che, per tale ragione, in queste circostanze il cielo dovrebbe addirittura brillare con un&#8217;intensità infinita&#8230;come si legge ad esempio su Wikipedia e molti altri siti web. Io non la penso così&#8230;..ma forse sbaglio. È vero, infatti, che il contributo di luminosità di ogni sfera concentrica si andrebbe a sommare a quella delle altre ma è anche vero che laddove vi è una stella lungo la linea di vista, questa eclisserebbe il contributo delle stelle poste dietro. Posso dunque ammettere che nella concezione di un Universo infinito esistente da sempre e uniformemente popolato di stelle la luminosità del cielo sarebbe paragonabile a quella della superficie di una stella, come ad esempio il Sole.</p>
<p>In ogni modo, ecco come spesso in ciò che sembra una cosa naturale e scontata, come il fatto che la notte è buia, si cela un&#8217;importante chiave di lettura sulla natura stessa dell&#8217;Universo. Se il cielo è buio, infatti, ciò implica che esso può anche essere  infinito però deve esistere da un tempo limitato, ovvero vi è stato un momento nel quale tutto ha avuto inizio.</p>
<p>A tutto questo dobbiamo  aggiungere che la distribuzione delle stelle non è poi così uniforme come si pensava in passato. Esse, come già sappiamo, sono aggregate in galassie che a loro volta sono aggregate in ammassi che a loro volta sono aggregati in superammassi, la cui struttura su larga scala si sta rivelando a noi proprio in questi ultimi anni.</p>
<p>Per quanto concerne l&#8217;età finita del nostro Universo, gli atttuali modelli cosmologigi prevedono che essa non superi i 15-20 miliardi di anni.</p>
<p>Supponendo che l&#8217;Universo sia nato circa 15 miliardi di anni fa anche se avesse un&#8217;estensione infinita, ad oggi non abbiamo potuto ricevere la luce delle stelle proveniente da una distanza superiore a 15 miliardi di anni luce. Questa è, ovviamente, una conseguenza del fatto che la velocità della luce è finita (circa 300000 km/s).<br />
 La luce delle stelle contenute nelle galassie più lontane non ha ancora avuto il tempo di arrivare fino a noi ed è per questo motivo che non è detto che in ogni punto del cielo che noi osserviamo troviamo prima o poi una stella.  Oltre a quanto detto si aggiunge, inoltre, un&#8217;ulteriore ragione cosmologica le cui radici affondano proprio in quella che è stata la prima prova osservativa dell&#8217;origine dell&#8217;Universo: la scoperta del moto di espansione osservato la prima volta da Edwin Hubble attraverso l&#8217;osservazione dello spostamento delle righe spettrali verso il rosso (il redshift). Quanto più le galassie osservate sono distanti da noi tanto più si allontanano con maggiore velocità. Quanto più una galassia si allontana velocemente da noi tanto più si osserva uno spostamento delle sue righe spettrali verso il rosso. Un fenomeno simile all&#8217;effetto Doppler per il suono (avete mai notato come cambia la frequenza del fischio di un treno che si allontana da noi?) <br />
 A grandi distanze il moto di espansione dell&#8217;Universo è tale da determinare una velocità di recessione delle galassie addirittura superiore a quella della luce (Direte voi: ma nessun oggetto può superare la velocità della luce. Avete ragione! Ma qui le cose stanno in un modo ben diverso&#8230;non sono le galassie che si allontanano ad una velocità superiore a quella della luce&#8230;bensì noi osserviamo un effetto dovuto al fatto che è l&#8217;Universo in se che si espande come un palloncino. Facciamo così&#8230;.in uno dei prossimi post vi spiego bene questa cosa!)  In tali circostanze la radiazione proveniente da questi oggetti remoti non può più giungere fino a noi. Se, infatti, un oggetto si allontanasse alla velocità della luce o superiore, l&#8217;effetto del redshift sarebbe tale che è come se tutte le lunghezze d&#8217;onda si &#8220;schiacciassero&#8221; sul valore 0. Niente può più giungere proprio come niente può giungere a noi dalla superficie di un buco nero.<br />
 Quanto detto, in effetti, è un&#8217;altra delle possibili ragioni per cui il cielo che osserviamo è buio nonostante tutte le stelle esistenti.</p>
<p>Va beh! direte voi&#8230;non sarebbe più facile pensare che tra noi e le stelle lontane siano semplicemente interposte quantità di gas, polveri o materia oscura di qualche altra natura che assorbono la radiazione luminosa ? Dunque l&#8217;Universo è infinito nel tempo e nello spazio ma il cielo è buio a causa dell&#8217;assorbimento da parte della materia interposta tra noi e le stelle. <br />
 In effetti l&#8217;idea non è male e fu già proposta all&#8217;epoca di Olbers, però&#8230;..c&#8217;è un però&#8230;Se anche l&#8217;Universo fosse infinito nello spazio e nel tempo queste nubi interposte assorbirebbero tanta di quella radiazione che prima o poi dovrebbero riemetterla con la stessa intensità di quella ricevuta dalle stelle. Questa spiegazione non regge.<br />
 Pare proprio, dunque, che il cielo notturno è buio perchè l&#8217;Universo è proprio come oggi crediamo che sia ovvero in espansione e limitato da un&#8217;origine temporale iniziata nel momento del Big Bang&#8230;un&#8217;espansione che forse non avrà mai fine..oppure che in un certo momento di un futuro lontano invertirà la sua direzione verso una nuova fase di contrazione&#8230;oppure ancora, noi esseri umani non abbiamo tutte le conoscenza necessarie a trovare la reale ragione del buio di questo nostro cielo e troviamo erroneamente le ragioni in quello che crediamo essere la migliore rappresentazione del Cosmo che oggi abbiamo a disposizione&#8230;oggi&#8230;&#8230;ma chissà domani!</p>
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		<title>Un&#8217;insegnante olandese scopre un &#8220;Fantasma Cosmico&#8221;</title>
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		<pubDate>Sat, 09 Aug 2008 17:36:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Raffaele Battaglia</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[News]]></category>

		<category><![CDATA[fantasma cosmico]]></category>

		<category><![CDATA[galassia]]></category>

		<category><![CDATA[Galaxy Zoo]]></category>

		<category><![CDATA[Hanny van Arkel]]></category>

		<category><![CDATA[Hanny's Voorwerp]]></category>

		<category><![CDATA[IC 2497]]></category>

		<category><![CDATA[Kosmofysis]]></category>

		<category><![CDATA[quasar]]></category>

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		<description><![CDATA[Un&#8217;insegnante scolastica olandese ha scoperto un misterioso oggetto astronomico unico del suo genere. Ciò è avvenuto nell&#8217;ambito del progetto  Galaxy Zoo che permette a persone di tutto il mondo di partecipare e collaborare a ricerche astronomiche online.
Hanny van Arkel, questo è il nome della fortunata insegnante, mentre stava utilizzando il sito  galaxyzoo.org per classificare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un&#8217;insegnante scolastica olandese ha scoperto un misterioso oggetto astronomico unico del suo genere. Ciò è avvenuto nell&#8217;ambito del progetto <em><strong> <a href="http://www.galaxyzoo.org/" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('/http://www.galaxyzoo.org/');" target="_blank">Galaxy Zoo</a> </strong></em>che permette a persone di tutto il mondo di partecipare e collaborare a ricerche astronomiche online.</p>
<p>Hanny van Arkel, questo è il nome della fortunata insegnante, mentre stava utilizzando il sito  <a href="http://www.galaxyzoo.org/" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('/http://www.galaxyzoo.org/');" target="new">galaxyzoo.org</a> per classificare le immagini di alcune galassie, ha notato lo strano oggetto gassoso con un buco al centro che ha descritto come un &#8220;fantasma cosmico&#8221;.</p>
<p>L&#8217;insegnante ha così comunicato al forum di <em>Galaxy Zoo</em> la scoperta e così l&#8217;oggetto è stato chiamato &#8220;Hanny&#8217;s Voorwerp&#8221; (L&#8217;oggetto di Hanny). Gli astronomi hanno da subito iniziato ad investigare sulla natura di questa formazione singolare. Da analisi preliminari sembra proprio che si tratti di una nuova classe di oggetti astronomici e presto verrà impiegato l&#8217;uso dell&#8217;Hubble Space Telescope per ottenere immagini dettagliate di &#8220;Hanny&#8217;s Voorwerp.&#8221;</p>
<div class="img alignleft size-thumbnail wp-image-476" style="width:342px;">
	<a href="http://www.kosmofysis.com/wp-content/uploads/2008/08/asy_0807_hannysvoorwerp.jpg" ><img class="captionimg" src="http://www.kosmofysis.com/wp-content/uploads/2008/08/asy_0807_hannysvoorwerp.jpg" alt="`Hanny\'s Voorwerp´ è l`oggetto di colore verde al centro dell`immagine e si pensa che sia causato dalla luce fossile proveniente da un brillante e turbolento centro galattico che oggi è ormai spento. [Dan Smith/Peter Herbert/Matt Jarvis/the ING] \&quot;Hanny\'s Voorwerp\&quot; è l`oggetto di colore verde al centro dell`immagine e si pensa che sia causato dalla luce fossile proveniente da un brillante e turbolento centro galattico che oggi è ormai spento. [Dan Smith/Peter Herbert/Matt Jarvis/the ING] " width="342" height="377" /></a>
</div>
<p>&#8220;All&#8217;inizio pensavamo che si trattasse di una galassia distante&#8221;, ha dichiarato il Dr. Chris Lintott dell&#8217;Università di Oxford (membro del team di galaxyzoo.org), &#8220;ma abbiamo presto verificato che al suo interno non vi era la presenza di stelle cosicché deve trattarsi di una nube di gas&#8221;. Ciò che rende particolarmente enigmatica la cosa è che questo gas, se di questo si tratta, è particolarmente caldo (circa 10000 °C) nonostante non vi sia la presenza di stelle che possano scaldarlo.</p>
<p>&#8220;Ora pensiamo che si tratti  dell&#8217;effetto della radiazione di un quasar, il brillante e tumultuoso centro di una galassia distante, alimentato da un buco nero suppermassiccio&#8221;, ha affermato ancora il Dr. Lintott. &#8220;Il quasar non è più visibile, ma la sua luce continua a viaggiare nello spazio così che Hanny&#8217;s Voorwerp rappresenta l&#8217;eco luminosa prodotta quando la raqdiazione del quasar colpisce il gas.</p>
<p>Il buco nero al centro della galassia , IC 2497, è ora &#8220;spento&#8221; ed è per questo che il quasar non è più visibile. Circa 100000 anni fa però era sufficientemente brillante e avremmo potuto osservarlo con un piccolo telescopio amatoriale.</p>
<p>Deboli eco di luce erano già state osservate in precedenza intorno alle supernovae ma niente è paragonabile alle dimensioni di Hanny&#8217;s Voorwerp. Al momento, però,  nessuno ha ancora una spiegazione del buco al centro dell&#8217;oggetto.
<div class="img alignright size-thumbnail wp-image-479" style="width:250px;">
	<a href="http://www.kosmofysis.com/wp-content/uploads/2008/08/hanny-van-arkel.jpg" ><img class="captionimg" src="http://www.kosmofysis.com/wp-content/uploads/2008/08/hanny-van-arkel.jpg" alt="Hanny van Arkel, l`insegnante olandese che ha scoperto il misterioso nuovo oggetto astronomico collaborando con galaxyzoo.org. [Edd Edmondson]" width="250" height="174" /></a>
</div>
<p>&#8220;È sorprendente pensare che Voorwerp è stato conservato per anni negli archivi e che una volontaria amatoriale abbia potuto dare una mano a trovare quest&#8217;oggetto online&#8221;, ha affermato la stessa van Arkel. &#8220;Il fatto che potremo ottenere del tempo di osservazione all&#8217;Hubble Space Telescope per seguire ancora meglio questa scoperta è un bellissimo regalo per il mio 25° compleanno&#8221;.</p>
<p>Durante gli ultimi anni  su galaxyzoo.org sono state sottoposte circa 50 milioni classificazioni di galassie per un totale di 1 milione di oggetti.  Galaxy Zoo ora richiederà volontari per una più dettagliata classificazione.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>[Fonte: <a href="http://www.astronomy.com" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('/http://www.astronomy.com');" target="_blank">astronomy.com</a>]</p>
<p><!-- Display the issue information of the article --> <!-- Display any related articles --></p>
<p><strong></strong></p>
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		<title>Comunicazione Tecnica: Nuova gestione delle immagini</title>
		<link>http://www.kosmofysis.com/comunicazione-tecnica-nuova-gestione-delle-immagini/</link>
		<comments>http://www.kosmofysis.com/comunicazione-tecnica-nuova-gestione-delle-immagini/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 07 Aug 2008 07:25:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Raffaele Battaglia</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Altro]]></category>

		<category><![CDATA[Kosmofysis]]></category>

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Cari Lettori,
L&#8217;aggiornamento di KosmoFysis continua, con lo scopo di rendere il blog più piacevole ed usufruibile.
Per tale ragione in questi giorni sto ritardando la pubblicazione di nuovi post.
Per quanto detto..ho proceduto alla revisione della gestione delle immagini, in quanto molti utenti mi segnalavano incompatibilità tra i vari browser. Dovrei aver risolto il problema una volta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="img alignleft size-thumbnail wp-image-455" style="width:439px;">
	<a href="http://www.kosmofysis.com/wp-content/uploads/2008/08/la-joie-de-vivre.jpg" ><img class="captionimg" src="http://www.kosmofysis.com/wp-content/uploads/2008/08/la-joie-de-vivre.jpg" alt="`La Joie de vivre´, Picasso 1946 [Musée Picasso, Antibes]" width="439" height="202" /></a>
</div>
<p>Cari Lettori,</p>
<p>L&#8217;aggiornamento di KosmoFysis continua, con lo scopo di rendere il blog più piacevole ed usufruibile.</p>
<p>Per tale ragione in questi giorni sto ritardando la pubblicazione di nuovi post.</p>
<p>Per quanto detto..ho proceduto alla revisione della gestione delle immagini, in quanto molti utenti mi segnalavano incompatibilità tra i vari browser. Dovrei aver risolto il problema una volta per tutte.</p>
<p>Segnalo, inoltre, che qualora gli utenti iscritti avessero ricevuto una comunicazione di benvenuto via mail, pur essendo già iscritti, ciò è dovuto ad un ulteriore revisione del servizio di mailing.</p>
<p>Per ora è tutto, comunico fin da ora che il prossimo post spiegherà il perchè  il cielo notturno è buio nonostante tutte le stelle!  Interessante Vero?</p>
<p>Nel frattempo pensateci <img class="captionimg" src='http://www.kosmofysis.com/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';-)' class='wp-smiley' /> </p>
<p>A Presto</p>
<p>Raffaele</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.kosmofysis.com/comunicazione-tecnica-nuova-gestione-delle-immagini/feed/</wfw:commentRss>
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		<title>Trovata acqua nel suolo di Marte</title>
		<link>http://www.kosmofysis.com/trovata-acqua-nel-suolo-di-marte/</link>
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		<pubDate>Sun, 03 Aug 2008 18:17:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Raffaele Battaglia</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[[Fonte: Astronomy.com] Test nel mini laboratorio a bordo del Lander Phoenix (NASA) hanno identificato la presenza di acqua in campioni di suolo marziano. Mercoledì scorso, il braccio robotico del lander ha riposto i campioni di suolo in uno strumento che ha identificato la presenza di vapor d&#8217;acqua emessa dai campioni sottoposti a processo di riscaldamento.
&#8220;Abbiamo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>[Fonte: <a href="http://www.kosmofysis.com"  target="_blank">Astronomy.com</a>] Test nel mini laboratorio a bordo del Lander <a href="http://www.nasa.gov/mission_pages/phoenix/main/index.html" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('/http://www.nasa.gov/mission_pages/phoenix/main/index.html');" target="_blank"><em>Phoenix</em></a> (NASA) hanno identificato la presenza di acqua in campioni di suolo marziano. Mercoledì scorso, il braccio robotico del lander ha riposto i campioni di suolo in uno strumento che ha identificato la presenza di vapor d&#8217;acqua emessa dai campioni sottoposti a processo di riscaldamento.</p>
<p>&#8220;Abbiamo l&#8217;acqua&#8221;, dice William Boynton dell&#8217;Università dell&#8217;Arizona, capo scientifico del Thermal and Evolved-Gas Analyzer (TEGA). &#8220;Abbiamo osservato evidenze di questo ghiaccio d&#8217;acqua prima mediante osservazioni dal Mars Odissey orbiter e nello scioglimento di pezzi osservato lo scorso mese da Phoenix, ma è la prima volta che l&#8217;acqua marziana è stata toccata e saggiata.&#8221;</p>
<p>Con questi importantissimi risultati e con lo spacecraft in buona forma, la NASA ha anche annunciato il finanziamento delle operazioni almeno fino al 30 settembre. La missione originaria di 3 medi finisce a fine agosto agosto. L&#8217;estensione di missione aggiungerà 5 settimane ai 90 giorni previsti.</p>
<p>&#8220;Phoenix è in salute e sono anche buone le previsioni di durata del sistema di alimentazione solare, così vogliamo approfittarne per sfruttare al meglio questa risorsa,  in quello che può essere considerato uno dei più interessanti luoghi marziani&#8221;, afferma  Michael Meyer, capo scientifico del <em>Mars Exploration Program</em>, al quartier generale della NASA a Washington.</p>
<p>I campioni di suolo provengono da uno scavo profondo circa 5 centimetri. Quando il braccio robotico ha raggiunto questa profondità, è  incappato in uno strato duro di suolo congelato. Due tentativi di recupero dei campioni di suolo ghiacciato sono falliti in quanto i campioni si sono incollati nella paletta. La maggior parte del materiale nel campione di mercoledì è stato esposto all&#8217;atmosfera per 2 giorni, in modo che un pò dell&#8217;acqua presente è vaporizzata, rendendo il suolo più facile da maneggiare.</p>
<p>&#8220;Marte ci sta regalando alcune sorprese&#8221;, dice il <a href='http://www.kosmofysis.com/glossario#Principal Investigator' title='Detto anche PI: Responsabile scientifico di un progetto'><span class='lexicon'>Principal Investigator</span></a> di Phoenix, Peter Smith dell&#8217;Università dell&#8217;Arizona. &#8220;La prima sorpresa nasce dal modo in cui si comporta il suolo. Gli strati ricchi di ghiaccio si attaccano alla paletta quando esposti al Sole, differentemente da quanto ci si attendeva  dai test di simulazione. Questa cosa ha comportato una sfida per riuscire a rilasciare i campioni, ma stiamo trovando soluzioni per lavorare  con i campioni e stiamo inoltre raccogliendo molte informazioni che ci aiuteranno a comprendere meglio questo particolare suolo&#8221;</p>
<p>Dal 25 maggio, il giorno dell&#8217;atterraggio, Phoenix sta studiando il suolo con un laboratorio chimico (TEGA), un microscopio, una sonda per la misura della condittività a alcune camere. Oltre ai risultati ottenuti il team scientifico sta cercando di determinare se il ghiaccio d&#8217;acqua si è mai sciolto a sufficienza da poter supportare forme biologiche e se sono presenti specie chimiche contenenti carbonio o altri materiali indispensabili alla vita.</p>
<p>Oltre alle analisi del suolo la missione sta guardando anche il cielo marziano. Uno strumento canadese sta impiegando un laser per studiare la polvere e le nubi sovrastanti. &#8220;E&#8217; una sorgente di 30 Watt che crea uno show laser su Marte&#8221;, afferma  Victoria Hipkin dell&#8217;Agenzia Spaziale Canadese.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p style="text-align: center;">
<div class="img aligncenter size-medium wp-image-366" style="width:427px;">
	<a href="http://www.kosmofysis.com/wp-content/uploads/2008/08/264631main_15158-427.jpg" ><img class="captionimg" src="http://www.kosmofysis.com/wp-content/uploads/2008/08/264631main_15158-427.jpg" alt="Immagine panoramica a 360 gradi del sito, composta con più di 400 immagini prese nelle prime settimane dopo che il Phoenix Mars Lander (NASA) in una zona artica  a 62.22° di latitudine nord latitude e 234.25° di longitudine est.  [NASA/JPL-Caltech/University Arizona/Texas A&amp;M University]" width="427" height="168" /></a>
</div>
<p><br class="spacer_" /></p>
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		<title>Eclissi di Sole: Oggi 1 agosto 2008</title>
		<link>http://www.kosmofysis.com/eclissi-di-sole-oggi-1-agosto-2008/</link>
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		<pubDate>Thu, 31 Jul 2008 22:58:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Raffaele Battaglia</dc:creator>
		
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Ebbene si, proprio oggi potremo assistere ad un&#8217;eclissi di Sole.
I luoghi migliori dai quali si potrà assistere all&#8217;eclissi sono il nord-ovest della Cina, il Canada, la Groenlandia settentrionale, la Nuova Zemilja, in Siberia e la Mongolia occidentale.
L&#8217;eclissi sarà visibile anche qui da noi in Italia, anche se non sarà totale. L&#8217;Alto Adige è la regione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="ad"><script type="text/javascript"><!--
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<p>Ebbene si, proprio oggi potremo assistere ad un&#8217;eclissi di Sole.</p>
<p>I luoghi migliori dai quali si potrà assistere all&#8217;eclissi sono il nord-ovest della Cina, il Canada, la Groenlandia settentrionale, la Nuova Zemilja, in Siberia e la Mongolia occidentale.</p>
<p>L&#8217;eclissi sarà visibile anche qui da noi in Italia, anche se non sarà totale. L&#8217;Alto Adige è la regione più fortunata, in quanto si potrà godere  dell&#8217;evento meglio che in qualsiasi altro luogo in Italia.</p>
<p>Vedete&#8230;.l&#8217;eclissi di Sole così come noi la vediamo è già di per se un evento che racchiude un&#8217;incredibile coincidenza. Il disco del Sole e quello della Luna, visti dalla Terra, hanno la stessa grandezza. Ciò è dovuto ad una particolarissima combinazione della dimensione dei due astri e delle distanze di essi dal nostro pianeta</p>
<p>Ciò vuol dire che quando la Luna passa sul Sole si sovrappone quasi perfettamente permettendo di poter assistere ad uno spettacolo straordinario. Se, infatti, la Luna fosse stata più vicina o più grande, avrebbe si prodotto il fenomeno dell&#8217;eclissi, ma avrebbe coperto così tanto il Sole da non permetterci di ammirare la splendida corona solare. Nel caso opposto non avremmo mai potuto assistere ad un&#8217;eclissi totale. Stesso discorso varrebbe se variassimo la distanza o la grandezza della nostra stella.</p>
<p>Dunque affacciatevi fuori e alzate gli occhi al cielo (mi raccomando usate un filtro e non guardate direttamente il Sole poichè potreste subire danni agli occhi!!!) perchè tra poco, alle 11 circa, assisterete ad uno degli eventi che più ha colpito l&#8217;immaginario collettivo da quando l&#8217;uomo ha mosso i primi passi su questa Terra: La sovrapposizione del disco della Luna a quello del Sole.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p style="text-align: center;">
<div class="img size-medium wp-image-336 aligncenter" style="width:400px;">
	<a href="http://www.kosmofysis.com/wp-content/uploads/2008/08/eclipse2006_seip_big-1.jpg" ><img class="captionimg" src="http://www.kosmofysis.com/wp-content/uploads/2008/08/eclipse2006_seip_big-1.jpg" alt="Eclissi di Sole [Fonte: http://apod.nasa.gov - Credit &amp; Copyright: Stefan Seip]" width="400" height="600" /></a>
</div>
<p><a href="http://www.kosmofysis.com/wp-content/uploads/2008/08/eclipse2006_seip_big-1.jpg" ></a></p>
<p><a href="http://www.kosmofysis.com/wp-content/uploads/2008/08/eclipse2006_seip_big-1.jpg" > </a></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.kosmofysis.com/wp-content/uploads/2008/08/eclipse2006_seip_big-1.jpg" ></a></p>
<p><a href="http://www.kosmofysis.com/wp-content/uploads/2008/08/eclipse2006_seip_big-1.jpg" > </a></p>
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<p><a href="http://www.kosmofysis.com/wp-content/uploads/2008/08/eclipse2006_seip_big-1.jpg" ></a></p>
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		<title>Aggiornamento del blog Kosmofysis</title>
		<link>http://www.kosmofysis.com/aggiornamento-del-blog-kosmofysis/</link>
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		<pubDate>Wed, 30 Jul 2008 18:00:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Raffaele Battaglia</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Altro]]></category>

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		<description><![CDATA[



	





Cari lettori,
chiedo scusa se in questi 2/3 giorni non ho postato alcun articolo, ma ho preferito dedicare un pò di tempo al restyling del sito.
Spero che la nuova veste grafica sia di vostro gradimento. Scrivo  da poco più di 2 mesi, ma il numero di post sta diventando già cospicuo. Volevo trovare, dunque, qualcosa che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<table border="0" cellspacing="10" cellpadding="10" align="left">
<tbody>
<tr>
<td>
<div class="img alignnone size-thumbnail wp-image-312" style="width:400px;">
	<a href="http://www.kosmofysis.com/wp-content/uploads/2008/07/kosmofysis-snapshot.jpg" ><img class="captionimg" src="http://www.kosmofysis.com/wp-content/uploads/2008/07/kosmofysis-snapshot.jpg" alt="Kosmofysis napshot" width="400" height="218" /></a>
</div>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>Cari lettori,</p>
<p>chiedo scusa se in questi 2/3 giorni non ho postato alcun articolo, ma ho preferito dedicare un pò di tempo al restyling del sito.</p>
<p>Spero che la nuova veste grafica sia di vostro gradimento. Scrivo  da poco più di 2 mesi, ma il numero di post sta diventando già cospicuo. Volevo trovare, dunque, qualcosa che permettesse di consultare un archivio completo di tutti gli articoli dei mesi precedenti&#8230;e quando il tempo passerà, degli anni passati.</p>
<p>Per tale ragione sulla barra menu in alto ho aggiunto la voce &#8220;<a href="http://www.kosmofysis.com/archivio/"  target="_blank">Archivio</a>&#8221; attraverso la quale potrete consultare tutto il contenuto passato di KosmoFysis. Ciò è stato possibile grazie al bellissimo plugin  <a href="http://www.prelovac.com/vladimir/wordpress-plugins/snazzy-archives" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('/http://www.prelovac.com/vladimir/wordpress-plugins/snazzy-archives');">Snazzy Archives. </a></p>
<p>Spero che la cosa vi piaccia. In ogni modo c&#8217;è ancora qualche ritocco da fare. Con il tempo cercherò inoltre di implementare sempre nuove ed interessanti funzionalità&#8230;che di volta in volta provvederò a comunicarvi.</p>
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		<item>
		<title>Scoperta una delle stelle più luminose della nostra galassia</title>
		<link>http://www.kosmofysis.com/scoperta-una-delle-stelle-piu-luminose-della-nostra-galassia/</link>
		<comments>http://www.kosmofysis.com/scoperta-una-delle-stelle-piu-luminose-della-nostra-galassia/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 28 Jul 2008 17:54:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Raffaele Battaglia</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[La contendente al titolo di stella più brillante della nostra galassia è stata scovata nella polverosa &#8220;metropoli&#8221; del centro galattico.
Soprannominata &#8220;Peony nebula&#8221; (Peony = Peonia), il brillante bulbo stellare è stato rivelato dal telescopio spaziale Spitzer e da una serie di telescopi terrestri. Quest&#8217;oggetto &#8220;arde&#8221; con una luce di circa 3.2 milioni di Soli.
Il record [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La contendente al titolo di stella più brillante della nostra galassia è stata scovata nella polverosa &#8220;metropoli&#8221; del centro galattico.</p>
<p>Soprannominata <em>&#8220;Peony nebula&#8221;</em> (Peony = Peonia), il brillante bulbo stellare è stato rivelato dal telescopio spaziale <a href="http://www.spitzer.caltech.edu/" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('/http://www.spitzer.caltech.edu/');" target="_blank"><em>Spitzer</em></a> e da una serie di telescopi terrestri. Quest&#8217;oggetto &#8220;arde&#8221; con una luce di circa 3.2 milioni di Soli.</p>
<p>Il record di &#8220;stella più brillante&#8221; è finora detenuto da Eta Carina, con un esorbitante wattaggio di circa 4.7 milioni di soli, anche se  gli astronomi concordano sul fatto che sia estremamente difficile determinare l&#8217;esatta luminosità di queste stelle ardenti. Ciò implica che  potrebbero anche avere luminosità molto più simili.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<div class="img alignleft size-thumbnail wp-image-268" style="width:368px;">
	<a href="http://www.kosmofysis.com/wp-content/uploads/2008/07/peony_nebula_star_spitzer.jpg" ><img class="captionimg" src="http://www.kosmofysis.com/wp-content/uploads/2008/07/peony_nebula_star_spitzer.jpg" alt="La stella `Peony nebula´, nel cerchietto, è ora la seconda stella  conosciuta più brillante della nostra galassia. [Image credit: NASA/JPL-Caltech/Potsdam Univ.]" width="368" height="459" /></a>
</div>
<p>&#8220;La stella <em>Peony nebula</em> è una creatura affascinante. Essa sembra essere la seconda stella più brillante conosciuta fino ad oggi nella nostra galassia ed è situata nelle profondità del centro galattico&#8221;, afferma Lidia Oskinova dell&#8217;Università di Potsdam in Germania. &#8220;Con ogni probabilità vi sono altre stelle brillanti come queste che rimangono tuttora nascoste alla vista&#8221;.  Oskinova è il <a href='http://www.kosmofysis.com/glossario#Principal Investigator' title='Detto anche PI: Responsabile scientifico di un progetto'><span class='lexicon'>principal investigator</span></a> della ricerca e secondo autore di un articolo che apparirà prossimamente in un numero della rivista <em>Astronomy and Astrophysics</em>.</p>
<p>Gli scienziati conoscevano già <em>Peony nebula</em>, tuttavia a causa del fatto che fosse situata in una posizione centrale e ricca di polveri della nostra galassia, la sua enorme luminosità non era stata notata fino ad oggi. Gli occhi &#8220;infrarossi&#8221; di <em>Spitzer</em> sono stati in grado di perforare la cortina del nostro centro galattico, fino alle regioni finora impenetrabili alla luce visibie.</p>
<p>Allo stesso modo, anche i dati nella banda infrarossi ricavati con <em><a href="http://meli.ls.eso.org/lasilla/Telescopes/NEWNTT/" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('/http://meli.ls.eso.org/lasilla/Telescopes/NEWNTT/');" target="_blank">Il New Technology Telescope dell&#8217;European Southern Observatory</a> </em>nel Cile<em> </em>sono stati utilizzati per calcolare la luminosità di <em>Peony nebula</em>.</p>
<p>&#8220;L&#8217;astronomia infrarossa permette una visione  straordinaria dell&#8217;ambiente centrale della nostra galassia&#8221;, dice ancora Oskinova.</p>
<p>Le stelle più brillanti nell&#8217;Universo sono anche le più grandi. Gli astronomi stimano che <em>Peony nebula </em>abbia iniziato la sua vita con l&#8217;incredibile massa di 150-200 soli. Stelle così massiccie sono molto rare e sconcertano la comunità scientifica in quanto tendono ad oltrepassare i limiti di massa oltre i quali si possa giustificare la formazione di una stella così grande. La teoria predice, infatti, che se una stella è troppo massiccia, non può mantenersi compattata in un unico oggetto ma tende a frantumarsi in due o più oggetti distinti.</p>
<p><em>Peony nebula </em>non soltanto è molto massiccia, ma addirittura presenta una circonferenza enorme. E&#8217; una tipica gigante blu del tipo denominato <a href='http://www.kosmofysis.com/glossario#Stella di Wolf-Rayet' title='Una stella di Wolf-Rayet &#232; una stella calda, massiccia ed evoluta, che mostra dei venti stellari molto forti e pieni di polvere.'><span class='lexicon'>stella di Wolf-Rayet</span></a>, con un diametro circa 100 volte quello del Sole. Se il nostro Sole fosse così grande il suo volume occuperebbe quasi l&#8217;orbita di Mercurio!</p>
<p>Con così tanta massa, durante il breve periodo di vita di pochi milioni di anni, la stella sparge una quantità enorme di materia stellare sotto forma di forti venti stellari. Questa materia è sospinta via dalla fortissima radiazione della stella stessa.</p>
<p>Alla fine <em>Peony nebula </em>morirà con una fantastica esplosione di proporzioni cosmiche, chiamata supernova. Oskinova e i suoi colleghi dicono che la stella è ormai matura per divenire una supernova. Ciò in termini astronomici vuol dire che  la sua fine è prevista entro pochi milioni di anni.</p>
<p>&#8220;Quando questa stella esploderà, devasterà letteralmente ogni pianeta orbitante nei vicini sistemi stellari&#8221;, afferma Oskinova. &#8221; L&#8217;esplosione della supernova potrebbe innescare, però, la nascita di nuove stelle&#8221;.</p>
<p>Insieme a <em>Peony nebula,</em> gli astronomi hanno notato una nube di polveri e gas (una nebulosa) che circonda la stella. Il team ha soprannominato questa nebulosa con il nome di Peonia, proprio per la sua somiglianza con il fiore.</p>
<p>&#8220;La nebulosa è stata probabilmente creata dal getto di polveri perse dalla massiccia stella&#8221;, afferma Andreas Barniske dell&#8217;Università di Potsdam, primo autore dello studio.</p>
<p>Wolf-Rainer Hamann, anch&#8217;egli dell&#8217;Università di Posdam, è un&#8217;altro coautore dell&#8217;articolo.</p>
<p>[Fonte: <a href="http://www.nasa.gov" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('/http://www.nasa.gov');" target="_blank">http://www.nasa.gov</a>]</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><!--adsense#rigalink--></p>
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		</item>
		<item>
		<title>Trovato un nuovo pianeta extrasolare</title>
		<link>http://www.kosmofysis.com/trovato-un-nuovo-pianeta-extrasolare/</link>
		<comments>http://www.kosmofysis.com/trovato-un-nuovo-pianeta-extrasolare/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 27 Jul 2008 16:02:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Raffaele Battaglia</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[News]]></category>

		<category><![CDATA[COROT]]></category>

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		<category><![CDATA[esopianeti]]></category>

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		<category><![CDATA[pianeti extrasolari]]></category>

		<category><![CDATA[transito]]></category>

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		<description><![CDATA[Un team di scienziati europei lavorando con il telescopio spaziale COROT ha scoperto un esopianeta orbitante intorno ad una stella più massiccia del Sole. Dopo appena 555 giorni in orbita, la missione ha ora osservato più di 50.000 stelle e sta contribuendo in modo significativo a svelare i segreti nascosti in altri sistemi stellari.


	

L&#8217;ultima scoperta, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un team di scienziati europei lavorando con il telescopio spaziale <a href="http://smsc.cnes.fr/COROT/" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('/http://smsc.cnes.fr/COROT/');" target="_blank">COROT</a> ha scoperto un <a href='http://www.kosmofysis.com/glossario#Esopianeta' title='Anche detto pianeta extrasolare o exopianeta.'><span class='lexicon'>esopianeta</span></a> orbitante intorno ad una stella più massiccia del Sole. Dopo appena 555 giorni in orbita, la missione ha ora osservato più di 50.000 stelle e sta contribuendo in modo significativo a svelare i segreti nascosti in altri sistemi stellari.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<div class="img alignleft size-thumbnail wp-image-254" style="width:299px;">
	<a href="http://www.kosmofysis.com/wp-content/uploads/2008/07/corot.jpg" ><img class="captionimg" src="http://www.kosmofysis.com/wp-content/uploads/2008/07/corot.jpg" alt="Rappresentazione artistica del satellite COROT. [Fonte: CNES/D. Ducros]" width="299" height="204" /></a>
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<p>L&#8217;ultima scoperta, <em>COROT-exo-4b</em>, è un pianeta extrasolare delle dimensioni simili a quelle di Giove. Esso impiega circa 9.2 giorni per orbitare intorno alla sua stella, il più lungo periodo riscontrato tra tutti gli esopianeti  trovati con il metodo del transito.</p>
<p>Il metodo del transito consiste nell&#8217;analizzare l&#8217;ammontare della variazione di luminosità di una 